Gorgona: l’isola che c’è

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Colline, pinete, lecceti, fioriture spontanee sorprendenti per bellezza e rarità, insenature,cale, calette e grotte dove un tempo trovavano rifugio le foche monache. Gorgona, la più piccola isola dell’arcipelago toscano, con i suoi 200 ettari di estensione è ancora un paradiso della biodiversità. A questa straordinaria caratteristica sono dedicate, ogni anno, le etichette del vino prodotto  dall’Azienda Marchesi Frescobaldi e giunto alla dodicesima raccolta. Protagoniste, per il 2022, le orchidee selvatiche mentre per la vendemmia del 2023, presentata nei giorni scorsi, si è scelto di celebrare i venti che accarezzano i vitigni.

Il progetto sociale nato nel 2012 grazie alla collaborazione tra l’azienda vinicola e il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, offre lavoro a tre detenuti, regolarmente assunti e retribuiti che partecipano, insieme agli enologi, anche alla produzione di un blend di Ansonico e Vermentino.  Le vigne sono coltivate in un terroir di soli due ettari ma unico per la ferrosità del terreno e per l’esposizione. La raccolta è manuale con affinamento in barrique, in una cantina realizzata con metodi artigianali. In tutto 9000 bottiglie l’anno di Gorgona bianco, mentre Sangiovese e Vermentino nero sono destinati alle poche centinaia di bottiglie per il Gorgona rosso, in produzione dal 2015, che viene affinato in orci in terracotta.

“Un vino inimitabile, simbolo di speranza e libertà – commenta Lamberto Frescobaldi, presidente della Marchesi Frescobaldi, che non si stanca di lodare a ogni vendemmia le caratteristiche del luogo – Il progetto porta nel bicchiere il dna di questi territorio e mare bellissimi”.

Una produzione di nicchia e un valore che va ben oltre la qualità del vino, indiscutibile, e il costo di una bottiglia (attorno agli 80 euro). L’azienda offre, infatti,  ai detenuti l’opportunità di apprendere le abilità enologiche e di investire nel proprio futuro. La formazione e l’attività alle dipendenze di un  marchio  prestigioso hanno già consentito, infatti, ad alcuni di loro, una volta terminata la pena, di continuare a lavorare all’interno della stessa ditta o di trovare un’occupazione in altre produzioni vinicole.

Il valore dell’alta formazione in ambito enogastronomico è perseguito da molte altre iniziative promosse negli istituti penitenziari. Tra le più note, l’attività di ristorazione nata 21 anni fa all’interno del carcere di Milano Bollate, realizzata in collaborazione con la cooperativa “Abc – La sapienza in tavola” che ha dato vita al ristorante “In Galera”. Si trova all’interno delle prime mura del penitenziario lombardo e propone menu’ creativi e degustazioni raffinate, cucinate e servite da otto detenuti.

Per la Festa della Vendemmia che ogni anno si tiene a Gorgona, sono stati proprio loro a cucinare il menù, guidati dallo chef stellato Marco Olivieri. Una collaborazione che mira a diventare stabile e proficua.  “Quello che mi piace di questo evento – ha detto Giuseppe Renna, direttore della casa di reclusione –  è l’idea di gemellaggio, parola scelta dal presidente Frescobaldi che ha creduto nella possibilità di produrre un vino d’eccellenza qui, su un’isola, insieme all’Amministrazione penitenziaria. Rappresentando così il nostro modo di lavorare, cioè il lavorare insieme per passare dall’io al noi”.



L’esperienza della vigna Frescobaldi è quella con maggiore appeal mediatico ma è in realtà nella casa di reclusione che lavorano tutti i circa 90 detenuti, perlopiù nell’agricoltura. Si coltivano olivi (tra cui la “Bianca di Gorgona”,  a rischio di estinzione), carciofi, peperoncini, fantasiose varietà di  pomodori e insalate. Prodotti che vengono venduti in gran parte nello spaccio e destinati al consumo degli abitanti dell’isola (i generi mancanti sono  trasportati da un traghetto). C’è anche un forno che assicura pane fresco ogni giorno agli abitanti di Gorgona ovvero ai detenuti, alla Polizia penitenziaria e alla signora Luisa Citti, unica cittadina stabile, che a 94 anni non ne vuole sapere di trasferirsi altrove insieme ai suoi gatti. Non si creda, però, che soffra di solitudine: uno dei detenuti si occupa dei lavori domestici ma tutti gli altri, operatori  e polizia penitenziaria le vogliono bene. Il clima è mite, si sente protetta e può lasciare la chiave nella serratura.

L’ultima isola–carcere, insomma,  può permettersi di decorare una delle case sul porticciolo con il testo dell’articolo 27 della Costituzione “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». A sottolinearlo è Silvia Polleri, presidente della cooperativa “ABC- La sapienza in tavola” di Bollate, che ha collaborato alla realizzazione della cena per la vendemmia e che ha ricordato anche come il carcere milanese adempia pienamente al mandato istituzionale: “ha la recidiva più bassa e soprattutto colmiamo quel buco che genera la prigione nel curriculum di una persona. Così, quando loro escono, potranno spendere questi anni di reclusione utilizzati bene in un mestiere che è molto spendibile”.

Più che un carcere ideale, Gorgona evoca l’idea di una comunità funzionante dove uomini liberi e non, paesaggio naturale e animali sembrano vivere in armonia. Fino al 2020 sull’isola c’erano allevamenti di vacche, capre e pecore, smantellati in seguito a un accordo tra ministero della Giustizia, Dap e Parco dell’Arcipelago Toscano che ne vietava la macellazione, in quanto ritenuta non rieducativa. Dopo averli allevati e curati a lungo e stabilito una relazione affettiva con gli animali, i detenuti si rifiutavano di accompagnarli alla macellazione. Gran parte delle bestie furono al tempo liberate, imbarcate e assegnate alla LAV. Le restanti vivono tuttora nell’ Isola Fenice, struttura a loro dedicata.