I primi 5 mesi del Centro di Giustizia riparativa di Napoli

Centro di Giustizia Riparativa di Napoli
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Ventidue percorsi avviati, di cui quattordici coinvolgono persone minorenni, dieci mediatori, iscritti nell’elenco nazionale detenuto presso il Ministero della Giustizia. Questi i numeri del Centro di Giustizia riparativa del Distretto di Corte d’Appello di Napoli, operativo dallo scorso mese di aprile e presentato nei giorni scorsi nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, sede del Municipio del capoluogo campano.
La struttura, il cui ente gestore per il tutto il Distretto è il Comune di Napoli, si avvale dell’operato della Fondazione Don Calabria e dell’APS Tarita, valutati positivamente a seguito della ricognizione effettuata dal Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità attraverso le conferenze locali. Un ruolo di primaria importanza è svolto anche dall’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Napoli diretto da Claudia Nannola che, per conto del Dgmc, cura le attività di coordinamento della conferenza locale in tema di giustizia riparativa e insieme all’Ufficio servizi sociali minorili fornisce il proprio apporto riguardo le procedure operative da seguire, la formazione dei propri operatori coinvolti nei processi operativi, la diffusione delle informazioni relative al Centro.
Come affermato dalla Presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, la giustizia riparativa “si sostanzia in programmi che consentono alla vittima del reato e alla persona indicata come autore dell’offesa, e a ogni altro soggetto anche associativo appartenente alla comunità, di affrontare le conseguenze di conflitto e di danno derivanti dal reato. Essa valorizza la centralità della persona. È un momento di ascolto, di dialogo, di ricomposizione del conflitto e, conseguentemente, del tessuto sociale, ove possibile. È un cammino parallelo, autonomo rispetto a quello dell’accertamento della responsabilità, fondato sulla partecipazione attiva delle parti e sull’intervento di un professionista terzo e imparziale, il mediatore”.
“L’accesso – ha proseguito la presidente della Corte d’Appello – può avvenire su segnalazione dell’autorità giudiziaria in ogni fase e stato del procedimento penale, compresa quella di esecuzione della pena, è su base volontaria e richiede il consenso delle parti. Il suo esito positivo può formare anche oggetto di valutazione da parte del giudice. Un suo eventuale esito negativo non ha comunque alcun effetto sfavorevole. Mira alla responsabilizzazione della persona indicata quale autore del reato, alla prevenzione di recidive e alla pacificazione sociale”. “È in itinere – ha concluso Covelli – la stipula di un protocollo tra autorità giudiziarie, procure e tribunali,  servizi di esecuzione penale, amministrazione penitenziaria, avvocatura,  e centro di giustizia riparativa, con l’obiettivo di informare e promuovere la diffusione della giustizia riparativa, anche con occasioni di formazione con le università, favorire l’accesso ai programmi, assicurare procedure e prassi uniformi,  e monitorare l’attuazione della riforma sul territorio”.
Per la Presidente del Tribunale per i Minorenni, Paola Brunese, “la giustizia riparativa è di primaria importanza nell’ambito penale minorile perché dà voce alla vittima che vuole essere ascoltata e che, in precedenza, non potendo costituirsi parte civile e non essendo ammessa a presenziare all’udienza preliminare, rimaneva fuori dalla dolorosa vicenda che l’aveva coinvolta, ostacolando la rielaborazione del trauma subito. Inoltre, consente all’autore del reato, che si rende disponibile, di percepire il danno che la sua condotta ha prodotto, così contenendo anche il rischio di recidive”.
Massimiliano Minervini