I veri numeri dei decessi in carcere, la nota del DAP

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Sui suicidi dei detenuti nelle carceri occorre un’operazione di trasparenza. Parola del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che per fare definitivamente chiarezza sui numeri che da diverso tempo sono presenti su comunicati stampa di associazioni, enti o sigle sindacali ha invitato tutti a rispettare i dati ufficiali. Cioè quelli che pervengono alla Sala Situazioni del DAP direttamente dagli istituti penitenziari.

“Sono 79 le persone detenute che a oggi si sono tolte la vita all’interno degli istituti penitenziari dal 1° gennaio 2024″, riporta una nota diramata oggi dal Dipartimento. Il numero, si precisa, fa riferimento ai “casi per i quali le evidenze dei fatti hanno escluso la necessità di ulteriori accertamenti da parte dell’Autorità Giudiziaria”.

Nella nota si fa anche chiarezza su altre cifre che negli ultimi tempi accompagnano il dato dei suicidi nel 2024: cioè i decessi di detenuti per cause naturali (116) e quelli per cause da accertare (22) e si precisa che il numero più alto di suicidi (84) è stato toccato nel 2022.

Questi dati – si spiega – insieme a tutti gli eventi critici che avvengono nelle carceri italiane “confluiscono direttamente in un applicativo informatico, denominato ‘Eventi critici’, al quale ha accesso per la consultazione in tempo reale anche il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale”.

Chiarezza andrebbe inoltre fatta anche in merito ai fattori che possono spingere una persona detenuta a compiere il gesto estremo. Quello che una certa narrazione vorrebbe infatti attribuire al sovraffollamento carcerario deve considerarsi in realtà solo uno dei motivi, molti dei quali afferenti alla sfera personale e come tali insondabili. È lo stesso Garante Nazionale, nel Focus suicidi e decessi in carcere anno 2024 pubblicato pochi giorni fa, a definire solo ipotizzabile “che all’aumentare del sovraffollamento si possa associare un incremento degli stessi”. Anche in considerazione del fatto che è certamente più facile che possano riscontrarsi campanelli d’allarme in situazioni di promiscuità con altri detenuti piuttosto che in isolamento.

Anche la posizione giuridica non può considerarsi una causa qualificante, se solo si consideri la similitudine fra il dato dei suicidi di detenuti condannati definitivamente (33) e quello di coloro che sono in attesa di primo giudizio (30), citati nel suddetto Focus.

La nota del DAP si conclude ricordando come “ogni singolo evento critico e, a maggior ragione, ogni notizia di decesso di un detenuto riveli la drammaticità di una dolorosa vicenda umana che sconvolge non solo i familiari della persona e gli altri detenuti, ma anche tutto il personale che con diverse competenze opera ogni giorno e con grande professionalità negli istituti penitenziari”.