IA e Giustizia: come i vari Paesi sfruttano l’intelligenza artificiale

Tribunali, processi lenti, immagine creata con IA (Canva)
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L’intelligenza artificiale entra nelle aule e nelle procure: l’IA diventerà l’assistente personale dei magistrati. I sistemi di intelligenza artificiale potranno analizzare fatti e prove ma la decisione spetterà sempre al giudice. Insomma, l’IA come una specie di tirocinante che aiuta a snellire il lavoro dei magistrati, a cui spetterà il compito di controllare il lavoro svolto dall’intelligenza artificiale, avendo sempre l’ultima parola: il magistrato resta il decisore unico. “L’assistente virtuale” di giudici e pm, sempre su richiesta di questi ultimi, potrà analizzare verbali di testimonianze e documenti, individuare le norme vigenti rilevanti per la causa e proporre le norme da applicare, oltre a scrivere bozze di testi di provvedimenti. Ciò si evince dal combinato disposto della legge italiana sull’IA pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 25 settembre 2025 e del Regolamento Ue (IA Act). I due provvedimenti dispongono sull’uso dell’intelligenza artificiale nell’amministrazione della giustizia, con una cautela specifica: l’uomo rimane al centro, incaricato di tutte le decisioni finali. Questo perché nel regolamento europeo la giustizia è trattata nel punto 8, lett.a) dell’allegato III, il quale specifica i settori nei quali l’uso dell’IA è considerato ad alto rischio.

Da qui l’idea di chiedere direttamente a ChatGPT come viene usata nei tribunali dei vari Paesi. L’Intelligenza artificiale ci elenca, citando fonti di giornali e sentenze, le differenze. Differenze spiegate nell’articolo di stamani su “ItaliaOggi”. La suddetta normativa europea viene descritta come più restrittiva rispetto alle altre, con i Paesi Ue che utilizzano l’IA per compiti semplici che variano dalle trascrizioni simultanee di chi interviene in aula (Spagna) allo smistamento dei ricorsi nelle varie sezioni (Francia). Anche nel Regno Unito l’uso dell’IA è permesso con forti cautele: la magistratura ha pubblicato linee guida che ne permettono l’utilizzo solamente per sintesi e bozze di documenti.

In Sud America invece, l’intelligenza artificiale viene usata per snellire il lavoro dei giudici. Ampliando la ricerca al di fuori di ciò che ci dice l’IA scopriamo che in Brasile il sistema “Victor” usato dalla Corte Suprema riconosce se un appello ha i requisiti per proseguire. In Argentina gli uffici giudiziari sperimentano ChatGPT per predisporre decisioni più semplici, riducendo il tempo necessario per scrivere una sentenza.

Negli Stati Uniti i tribunali utilizzano il sistema “Compas”, che stima la probabilità di recidiva degli imputati. Il tasso di accuratezza di Compas, si legge ancora su “ItaliaOggi”, non supera il 68%, percentuale bassa per guidare scelte come la concessione della libertà vigilata. Torniamo a chiedere a ChatGPT cosa ne pensa e ci dice che negli Usa c’è un’attenzione alta per quanto riguarda la trasparenza.

In Cina l’approccio è totalmente diverso, è presente un’automazione estesa che comprende piattaforme nazionali, generazione automatica di bozze, servizi giudiziari digitali, il tutto integrato da una grandissima quantità di dati giudiziari che vengono utilizzati nelle infrastrutture AI centralizzate.

Papa Leone XIV mette in guardia sui “rischi reali” dell’IA: “Il genere umano ha oggi possibilità impensabili solo pochi anni fa. Ma, sebbene questi strumenti offrano efficienza e ampia portata, non possono sostituire le capacità unicamente umane di empatia, etica e responsabilità morale. La comunicazione pubblica richiede giudizio umano, non solo schemi di dati. La sfida è garantire che sia l’umanità a restare l’agente guida. Il futuro della comunicazione deve assicurare che le macchine siano strumenti al servizio e al collegamento della vita umana, e non forze che erodono la voce umana”. “Abbiamo grandi opportunità. Allo stesso tempo, – registra il Dicastero vaticano annunciando il tema scelto dal Papa per la Giornata delle Comunicazioni sociali – i rischi sono reali. Un’eccessiva dipendenza dall’IA indebolisce il pensiero critico e le capacità creative, mentre il controllo monopolistico di questi sistemi solleva preoccupazioni circa la centralizzazione del potere e le disuguaglianze”.