Carcere “Don Resmini”, Cartabia: “Proseguire con la campagna vaccini”
20 Aprile 2021Durante la visita della ministra a Bergamo per la cerimonia di intitolazione della Casa circondariale all’ex cappellano don Fausto Resmini, Marta Cartabia ha posto l’accento sulla necessità di proseguire senza sosta la campagna di vaccinazione nelle carceri supportata dalla comunicazione del generale Figliuolo sulla ripresa della somministrazione vaccinale fino al suo completamento. “Ad oggi, a livello nazionale sono risultati positivi al Covid 737 detenuti, 478 agenti di polizia penitenziaria e 41 addetti alle funzioni centrali, mentre sono stati coinvolti nel piano vaccinale 9.624 detenuti, 16.819 agenti di polizia penitenziaria e 1.780 addetti alle funzioni centrali ” ha detto la ministra che ha aggiunto: “Oggi siamo chiamati a farci carico prioritariamente della salute di chi opera negli istituti penitenziari e di chi ne è ospitato per proteggere tutta la comunità carceraria. Ci auguriamo che il vaccino possa dare sollievo a tutti nella speranza possa costituire sia protezione da un virus così insidioso e luce capace di alleviare le non meno faticose sofferenze psicologiche che la pandemia ha portato con sé“.
La campagna vaccinale è il più urgente ma non l’unico degli impegni dell’ Amministrazione Penitenziaria: annunciati da Marta Cartabia anche investimenti per 132 milioni di euro per ammodernare le strutture carcerarie.

La ministra in questa occasione ha presenziato all’ufficializzazione del carcere di Bergamo a Don Fausto Resmini, lo storico e amato cappellano della struttura penitenziaria deceduto poco più di un anno fa a causa del Covid. Nell’ambiente, ma anche in città c’era già chi si riferiva all’Istituto come al “Don Resmini” ma l’intitolazione ufficiale avvenuta oggi, fortemente voluta dalla direttrice Teresa Mazzotta, interpreta il desiderio di tutta la comunità carceraria . “E’ stato un gesto tutt’altro che formale” – ha precisato la ministra Marta Cartabia, presente alla cerimonia insieme al Capo Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria Bernardo Petralia – “Il nome esprime un’identità. Intitolare il carcere di Bergamo a Don Fausto Resmini significa fare propri i suoi insegnamenti, farne tesoro, custodirli e mantenerli vivi”.
A causa delle regole imposte dalla pandemia, all’evento non hanno potuto essere presenti tutti quelli che avrebbero voluto raccontare chi era Don Fausto. A cominciare dai ragazzi della Casa Don Milani di Sorisole, fondata dal sacerdote 43 anni fa per accogliere giovani in condizioni di vulnerabilità. La ministra Cartabia ha voluto per questo fare tappa, prima della cerimonia, nella struttura divenuta nel tempo il laboratorio e il simbolo dell’idea educativa in cui don Fausto credeva. “Di Don Resmini – ha detto la Guardasigilli – resterà la completezza con cui ha affrontato il tema della giustizia. Il binomio educazione e giustizia è quello che mi colpisce di più: sia perché la giustizia deve mirare alla rieducazione, sia perché credo che una forte educazione possa anche prevenire tanti guai con la giustizia”.
“Quello riparativo è un aspetto della nostra giustizia ancora tutto da sviluppare – ha aggiunto la ministra Cartabia – “Come ho avuto modo di dire anche in Parlamento, mi sta molto a cuore e desidero sostenere attraverso l’azione di governo, per quanto sarà nelle mie possibilità”.

Presenti alla cerimonia rappresentanze della polizia penitenziaria, del personale amministrativo e i familiari del sacerdote, che hanno scelto di sedere accanto ai sei detenuti presenti. Tra loro anche Vincenza Leone, che, dopo i saluti della direttrice Teresa Mazzotta e dell’intervento del Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Bernardo Petralia, ha ricordato il “Don” che passava ogni giorno nell’ufficio dove lei lavorava, sempre indaffarato e con la sua agenda sotto il braccio, ma che non mancava mai di chiederle come stava.
L’intervento della Ministra è stato incentrato sull’attualità del messaggio di Don Resmini, sull’idea di una giustizia non distruttiva ma generativa che comprenda “Il travaglio di un cammino spesso lungo e sempre segnato da tre momenti: il riconoscimento dell’errore, la richiesta di perdono e la riconciliazione con le vittime”.
“Quello riparativo è un aspetto della nostra giustizia ancora tutto da sviluppare – ha aggiunto la ministra Cartabia – “Come ho avuto modo di dire anche in Parlamento, mi sta molto a cuore e desidero sostenere attraverso l’azione di governo, per quanto sarà nelle mie possibilità”.
Dopo la cerimonia di intitolazione la ministra ha visitato il reparto femminile della casa circondariale e si è intrattenuta con le detenute.