Il carcere di Venezia vince il premio San Marco 2025
25 Aprile 2025
“Un grandissimo orgoglio che il premio San Marco 2025 venga conferito ad appartenenti alla nostra amministrazione”.
Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, commenta in un videomessaggio i riconoscimenti del Comune di Venezia per la festa del Santo patrono a un educatore, due poliziotti penitenziari e un detenuto del carcere di Santa Maria Maggiore: Ferdinando Ciardiello, Rosario Piletto, Alessandro Serra e Matteo Buriollo. La cerimonia oggi pomeriggio a palazzo Ducale; a consegnare i premi, il Direttore della casa circondariale, Enrico Farina.
Ferdinando Ciardiello, capo area educativa del carcere veneziano, viene premiato per l’impegno nella promozione di percorsi rieducativi e di reinserimento sociale per le persone ristrette.
“Il primo obiettivo di questo governo e di questo Ministero – dice Nordio – è dare attuazione alla norma costituzionale della rieducazione del detenuto, e questo si può fare tramite il lavoro, l’attività fisica e lo sport; ma anche con un grande ausilio del personale penitenziario. In questo il dottor Ciardiello si è dimostrato un elemento di assoluta eccellenza”.

Il premio San Marco 2025 anche a Rosario Piletto e Alessandro Serra, assistenti capo coordinatori di polizia penitenziaria della flotta navale e autori di un gesto particolarmente coraggioso. Il 18 gennaio scorso, i due poliziotti hanno infatti salvato una persona che stava annegando nel Canal Grande. “Un’opera eroica in acque perigliose”, dice Nordio, “che merita questo riconoscimento”.
“Motivo di particolare orgoglio” è per il Ministro la premiazione di Matteo Buriollo, detenuto della casa circondariale di Santa Maria Maggiore che, grazie a un protocollo tra l’Amministrazione penitenziaria e la Biennale, ha contribuito ai lavori di allestimento delle sedi dell’81ᵃ Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Collaborazioni tra enti come queste segnano “l’inizio di un percorso – prosegue il Guardasigilli – che dà ai detenuti la possibilità di esprimere le loro facoltà, le loro capacità, le loro buone volontà in vista del reinserimento sociale, che è l’obiettivo ultimo della nostra azione”.
Il Guardasigilli ricorda l’importanza di apprendere e trovare un lavoro non solo durante la permanenza in carcere, ma dopo l’uscita, “per evitare di rientrare in quella che Papa Francesco chiamava la cultura dello scarto”, sottolinea.