“Il Codice Rosso è una legge di civiltà ma la strada è ancora lunga”

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Una legge di civiltà, indispensabile per assicurare una tutela immediata alle vittime di violenza domestica e di genere”. Con queste parole il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha definito il Codice Rosso, di cui oggi è stato presentato il monitoraggio.

Si tratta della norma che ha introdotto 4 nuovi reati (violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, art. 387 bis c.p., costrizione o induzione al matrimonio, art 558 bis c.p., deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, art.583 quinquies c.p., diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, cd. revenge porn, art 612 ter c.p., n.d.r) oltre a inasprire le pene per reati particolarmente odiosi come lo stalking, la violenza sessuale e i maltrattamenti contro familiari e conviventi.

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto con un messaggio di saluto. “In passato, le donne che avevano trovato la forza di denunciare il proprio carnefice rimanevano inascoltate – ha dichiarato il premier -. Abbiamo voluto offrire alle vittime di violenze fisiche, ma anche psicologiche, la certezza di un aiuto. Alcuni dati mostrano che qualcosa comincia a funzionare. Siamo consapevoli che il Codice Rosso non può essere una panacea. I dati sui femminicidi ci dicono che il percorso da fare è ancora lungo. Il Codice Rosso è un tassello fondamentale, che riguarda il momento in cui la violenza è già avvenuta, ma non basta. Un intervento serio richiede tempo, dedizione, un approccio sinergico e la consapevolezza che la strada per invertire la rotta darà i suoi frutti, ma nel tempo. E’ questa la strada che come Governo, insieme ai ministri, ci impegniamo a percorrere”.

Nel video, trasmesso sui canali del Ministero, il Guardasigilli ha poi rimarcato l’importanza del tempestivo intervento istituzionale: “Il Codice Rosso prevede che dopo la denuncia si apra una sorta di corsia preferenziale di emergenza, in cui vengono compiuti tutti gli atti necessari per il rapido accertamento dei fatti e per porre in essere tutte le misure per mettere in sicurezza la vittima della violenza e i suoi figli. Per fare in modo che la tutela fosse realmente efficace è stato necessario avviare una formazione specialistica degli operatori del settore, all’interno degli uffici giudiziari. Insomma, uno sforzo per realizzare una strategia a 360 gradi, come è giusto che sia di fronte a reati con questa complessità, che hanno una radice sociale e culturale. Considerando la delicatezza del reato contestato, la celerità del processo giova non soltanto alla persona offesa, ma anche all’indagato e all’imputato

“La strada è ancora lunga – conclude Bonafede – e richiede l’impegno corale di tutte le istituzioni. La lotta alla violenza sulle donne è prima di tutto una battaglia culturale. La risposta dello Stato non può e non deve essere frazionata in compartimenti stagni. Mi auguro che questo rapporto che presentiamo possa rappresentare una base di lavoro utile per gli interventi che vorrà fare il Parlamento e che contribuisca a un dibattito pubblico che è fondamentale per mantenere i fari accesi su un tema che molto spesso è rimasto drammaticamente chiuso all’interno delle mura domestiche. Continuare a parlarne, continuare a esaminare i dati contribuisce ad abbattere quelle pareti dietro le quali si consumano violenze che la nostra società per volontà, per superficialità o per ignoranza ha colpevolmente trascurato in passato”.