Il teatro in carcere, Petralia: “ Una vibrazione… di libertà”

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Nel 2019 sono state 321 le attività teatrali organizzate negli istituti penitenziari italiani, tra spettacoli, laboratori e iniziative di formazione. Hanno coinvolto 5021 detenuti (di cui 1401 stranieri) in veste di attori, coautori di testi e addetti a mansioni tecniche. Questi dati – gli ultimi rilevati dal DAP prima del lockdown – descrivono un’attività seguita, inclusiva e diffusa in tutto il territorio nazionale.

“Le esperienze teatrali in carcere sono ormai la regola, perché il teatro ha un’importante funzione pedagogica di preparazione all’inclusione nella vita civile” ha sottolineato Bernardo Petralia, capo Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP), intervenuto stamani all’evento ‘Rigenerazione. Nuove sperimentazioni teatrali dentro e fuori il carcere’ organizzato da Acri, Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, alla vigilia della Giornata Internazionale del Teatro.

“Il teatro in carcere è una ribalta naturale, un teatro vivente, è un posto, dove è facile recitare perché, in questa comunità di dolenti, le emozioni sono tutte allertate. La finzione consente al detenuto di sentirsi libero e non è poco se si considera che un aspetto fondamentale della gestione della vita carceraria è il trattamento,” ha aggiunto Petralia, che ha assicurato la massima disponibilità dell’amministrazione penitenziaria a sostenere queste esperienze “ che rappresentano una vibrazione di libertà, il veicolo più importante per consentire il miglior passaggio  dalla vita ristretta alla vita libera”.

Nel corso dell’incontro, trasmesso in streaming e moderato da Andrea Delogu, è stato presentato il video  “Uscite dal mondo“, diretto da Armando Punzo, fondatore della  Compagnia della Fortezza, nel carcere di Volterra.  L’opera è stata realizzata con i  contributi artistici delle realtà che hanno aderito a “Per Aspera ad Astra“, progetto  sostenuto da 10 Fondazioni associate ACRI che, dal 2018, coinvolge in percorsi di formazione artistica e professionale  circa 250 detenuti in 12 carceri.  “Cultura e bellezza consentono alle persone di esprimere quello che per troppo tempo hanno represso – ha detto Francesco Profumo, presidente Acri – e di rigenerarsi, grazie alla sperimentazione che è l’elemento centrale del percorso da noi sostenuto”. L’importanza assunta dal teatro in carcere è stata ricordata anche dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, che nel suo messaggio ha sottolineato quanto questa pratica si sia rivelata una leva potente per un miglior percorso di crescita dei detenuti”.