‘Come a casa’, il metodo per dire a un bimbo che suo papà è in prigione
22 Marzo 2019
Chi ha visto il film Papà… è in viaggio d’affari di Emir Kusturica ricorderà il bambino al quale viene detto che il padre è lontano per motivi di lavoro mentre invece è ai lavori forzati perché sospetto oppositore del regime comunista (siamo nella Sarajevo del 1948). Una bugia pietosa che in realtà è solo una delle verità nascoste dagli adulti al ragazzino che tanta importanza avranno nella sua educazione anche sentimentale.
Ancora oggi non sono pochi a ritenere che la detenzione di un genitore debba essere nascosta ai figli, soprattutto se in tenera età, non pensando alle ricadute che certe “bugie a fin di bene” possono avere nello sviluppo emotivo dei bambini, provocando insicurezza, confusione, diffidenza.
“Ascoltando come psicoterapeuta sia genitori che si separano o che vengono separati da una detenzione, ho notato la difficoltà a dire ai bambini i ancora piccoli la verità. Spesso per l’adulto è inaccettabile la sofferenza del figlio, pensa che sapere che il papà è in prigione lo farebbe soffrire troppo perciò ritiene di proteggerlo o dicendo che il papà è assente per motivi socialmente accettabili, come il lavoro o una malattia, oppure, se lo porta ai colloqui, raccontandogli che il carcere è una fabbrica, una aeroporto o un altro luogo improbabile. In realtà i bambini presto intuiscono che gli viene nascosto qualcosa e iniziano a leggere l’assenza del genitore in maniera diversa, se ne sentono responsabili e sviluppano un senso di colpa. Ne deriva una teatralità che evita poi un incontro autentico con i genitori e non solo. Da qui è nata l’idea di strutturare un modello di interventi pensati proprio per accompagnare i figli di genitori detenuti a conoscere e accettare la realtà”. Così Edy Marruchi, psicoterapeuta, presidente dell’Agenzia di Promozione Sociale (APS) Girotondo Intorno al Sogno, spiega come è nato il progetto ‘Come a casa’ già attuato con successo negli istituti penitenziari di Arezzo e Massa.
Dire dunque che il genitore è in prigione, rischiare che non venga più riconosciuta la sua autorità, sentirsi porre dai bambini domande a cui non si sa rispondere? Per l’adulto è innegabilmente una scelta difficile da compiere.
“La verità va detta – ribadisce Marruchi, responsabile del progetto – ma certo rispettando i tempi dei bambini e con le parole giuste. ‘Come a casa’ lavora con gli educatori, gli agenti di polizia penitenziaria e la famiglia per preparare il terreno a questa verità e vivere poi gli incontri in carcere in maniera autentica”.
Il racconto, la pet terapy, la musicoterapia sono alcuni degli strumenti utilizzati da un’equipe multidisciplinare composta dagli psicoterapeuti Stefano Callipo e Denise Pantuso, dall’educatrice cinofila Denise Mengozzi e dal musicoterapista Gianni Cipriani per accompagnare bambini e genitori a elaborare il distacco.
Un’attenzione e una gradualità che tuttavia può scontrarsi con la brutalità della cronaca: accade di frequente che i bambini apprendano dell’arresto del padre e di quello che è accusato di aver commesso dalla tv o, se sanno leggere, dai titoli dei giornali.
“In questi casi – spiega la psicoterapeuta – si interviene rileggendo quanto appreso e cercando di far capire al bambino che anche se il genitore ha commesso un’azione sbagliata non è detto che sia una persona sbagliata”.
Il modello “Come a casa”, realizzato da Girotondo Intorno al Sogno e dalla casa circondariale di Arezzo, è stato presentato oggi a Roma presso la sede di Sanimpresa che è tra i sostenitori, assieme a Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze , Fondazione Monnalisa ed editrice Carthusia.
Importante strumento di lavoro utilizzato dallo staff di ‘Come a casa’ è il libro “Il sogno di Cora” scritto da Emanuela Nava, illustrato da Marco Brancato presentato nel corso dell’incontro di oggi.
Protagonista una cagnolina artista circense che si esibisce con il padre finché questo non scompare all’improvviso e lei capisce che non si tratta di uno dei suoi giochi di prestigio… Il lieto fine sarà sotto il segno della verità raccontata nel modo giusto dalla madre: il papà non l’ha abbandonata ma è in un palazzo dalle alte mura dove Cora può andare a trovarlo nell’attesa di tornare a giocare con lui in libertà.