Il viaggio verso Itaca dei detenuti di Rebibbia con Fresi e Albinati
7 Marzo 2025
Sono stati accolti da un’acclamazione da stadio nel teatro del carcere di Rebibbia “Raffaele Cinotti” Edoardo Albinati e Stefano Fresi, narratori e interpreti di brani dell’Odissea, popolari tra i detenuti per motivi diversi. Albinati ha insegnato per trent’anni proprio nel circondariale romano e tra il pubblico ci sono ancora suoi ex allievi che ne ricordano le appassionate lezioni su Dante. Stefano Fresi, di recente commissario Kostas e Beppe nei Delitti del Barlume, per i presenti è, soprattutto, Alberto di Smetto quando voglio.
“Sono diviso tra l’imbarazzo e il divertimento per la vostra accoglienza che immagino sia dovuta al fatto che nel film organizzo un’evasione” commenta Fresi nella prima di una serie di botta e risposta con il pubblico, alcune nel romanesco più irriverente.

La lettura e il commento di brani dell’Odissea è il primo di 12 incontri su grandi opere letterarie che si terranno in altrettanti istituti penitenziari italiani, previsti dal progetto LibriLiberi organizzato dalla Fondazione De Sanctis, con il patrocinio del ministero della Giustizia e in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura.
“Contiamo di estendere il progetto ad altre 10 tappe e di raggiungere così molti più istituti e detenuti” dichiara Francesco De Sanctis, presidente della Fondazione che ricorda come i temi della lontananza, dell’attesa, del ritorno a casa abbiano portato a ritenere il poema omerico “congeniale al sentire di chi vive l’esperienza del carcere”.
“Spero che l’Odissea vi aiuti a riscoprire l’Itaca che è dentro ognuno di voi” è stato il commento di Margherita Cassano, primo presidente della Corte di Cassazione che ha sottolineato come “ la Corte attribuisca importanza a tutti i temi del carcere e intenda trasformare affermazioni generali in condivisioni concrete”.

La perseveranza di Penelope che tesse e disfa la tela sostenuta dalla speranza di rivedere Ulisse, è stata invece spunto per descrivere l’impegno di chi si occupa di rieducazione nell’intervento del sottosegretario alla giustizia Andrea Ostellari: “Dobbiamo essere come la sposa di Ulisse nella perseveranza: anche se sappiamo che il percorso verso il reinserimento è difficile, ci possono essere errori e ricadute ma non dobbiamo abbandonare la speranza e credere in un futuro migliore” aggiunge il sottosegretario.
Ostellari ricorda, in proposito, alcune innovazioni in cantiere in ambito penitenziario e, tra queste, la creazione di strutture esterne per consentire a quei detenuti che ne hanno i requisiti giuridici di poter accedere alle misure alternative anche se non dispongono di un’abitazione.

Applausi scroscianti al termine dell’ avvincente lettura di Ulisse nell’isola dei Ciclopi. L’eroe sconfigge con l’astuzia Polifemo, ma è stato lui a volersi trattenere nell’isola per avidità di conoscenza e non si trattiene dal deridere il gigante che gli lancia un masso. È astuto ma piange spesso, è accorto ma spericolato nel mettere in pericolo i suoi compagni, conosce l’amore ma anche la collera. È definito “polutropos“, o “uomo dal multiforme ingegno”. È insomma “Un eroe che sta de fori”, sintetizza Albinati.
Poi l’episodio delle Sirene che mette in guardia da chi ti offre dei doni per incantarti e, infine, l’incontro tra Ulisse e Penelope che lo riconosce quando lui le rivela come ha ricavato il talamo nuziale dal tronco di un ulivo secolare. La commozione suscitata in Albinati e in qualcuno tra i presenti dal verso “A lei di colpo si sciolsero le ginocchia ed il cuore, perché conobbe il segno sicuro che Odisseo” è spezzata da una battuta dissacrante di Fresi (“Pensate se il materiale per il letto fosse stato ordinato nella vicina isola di KEA: che ironia susciterebbe oggi…“).
Ma poi l’atmosfera torna seria con Marco che, dal pubblico, commenta “Al termine del nostro viaggio, difficile trovare Penelope e Telemaco. Troviamo una società che ci ha ‘segnato’ e la nostra Odissea continua anche una volta in libertà”. Qualcuno aggiunge “Il nostro nome è ‘nessuno”. Non è della stessa opinione Vito che è convinto della possibilità di scegliere di ognuno e dell’importanza di esserne consapevoli. E, ancora, Antonio che in vent’anni di carcere ha preso due lauree, che riconosce quanto lo studio lo abbia aiutato nel suo viaggio e che insegna ai suoi figli l’importanza della cultura per vivere da uomini liberi.
Credit foto: Alessandra Albertini/Fondazione de Sanctis