Don Resmini, testimonianze in ricordo del cappellano degli “ultimi”

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Una cerimonia intima quella che ha visto oggi partecipare le Istituzioni del mondo della Giustizia all’intitolazione del carcere di Bergamo a Don Fausto Resmini, storico cappellano che ha saputo coniugare giustizia ed educazione, il cui ricordo è ancora vivo in chi ha avuto il privilegio di conoscerlo.

Questa è una giornata straordinaria, perché per la prima volta un Istituto penitenziario viene intitolato a un cappellano” ha esordito Bernardo Petralia capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria parlando di Don Fausto Resmini  – “Non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente quest’uomo straordinario, ma è come se l’avessi fatto: era un sacerdote del fare, protagonista del rapporto con i detenuti. Questa è forse una delle più belle giornate da quando rivesto il mio ruolo, ormai un anno. Resterà per sempre come un momento emblematico della mia esperienza”.

A ricordare la figura di uomo esempio di umanità anche la direttrice del carcere di Bergamo Teresa Mazzotta: “L’intitolazione del carcere a Don Fausto è momento significativo per l’Istituto, l’amministrazione penitenziaria, ma anche per l’intero territorio bergamasco” ha specificato  – “La morte di Don Fausto ha lasciato in tutti noi un vuoto incolmabile. Era una risorsa per l’amministrazione e un punto di riferimento per tutta la comunità penitenziaria: era in grado di garantire vicinanza morale e spirituale, indicando la via della consolazione e del riscatto”.

Anche i detenuti hanno voluto rievocare la vicinanza del cappellano degli “ultimi”: “Ho tanti ricordi di Don Fausto: quando lavoravo negli uffici non mancava mai di salutarmi chiedendomi come stessi, con la sua agenda sotto al braccio, anche se era sempre di corsa”- ha commentato Vincenza Leonedetenuta della sezione femminile della casa circondariale di Bergamo – “Ricordo tutte le funzioni religiose che ha celebrato nella sezione femminile, ma quello che non dimenticherò mai sono le spiegazioni delle letture del Vangelo. Aveva un modo particolare di interpretare la parola di Gesù, riusciva a farla comprendere accostando esempi di vita reale, di tutti i giorni incantandomi letteralmente”.