Lo show (inatteso) di Massimo Boldi nel carcere di Porto Azzurro

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Capita che un venerdì sera, lo scorso 19 luglio, mi arrivi una telefonata da un numero sconosciuto.

“Buonasera, parlo con il direttore del carcere di Porto Azzurro?”. Sì, gli rispondo.

“Sono Massimo Boldi, mi trovo all’Elba e vorrei festeggiare il mio compleanno in carcere!”.

Penso a un scherzo. Poi, mi ravvedo e gli rispondo: “È proprio sicuro?”.

“Sicurissimo – mi dice lui – però debbo avere prima il permesso da lei!”.

Ancora stupito, riesco a dirgli che non ci sono problemi. Giusto il tempo di chiedere tutte le autorizzazioni e si può fare.

“Benissimo, allora possiamo vederci domani pomeriggio?”

È iniziata così.

Il giorno dopo circa sessanta detenuti sono riuniti nella biblioteca del carcere. Li ho lasciati all’oscuro, perché deve essere una sorpresa. Loro sono in trepida attesa e fanno scommesse su chi sia l’ospite che viene a trovarli. Per sviarli (perché sono scaltrissimi!), dico loro che è un comico del sud. Alle 18,30 mi arriva una telefonata: “Siamo a tre chilometri dal carcere”. Io, per confondere ancor più le idee, riferisco con marcato accento siciliano che c’è traffico, ma sta arrivando. L’attesa è totale: ora pensano che si tratti di un comico siciliano. E nel frattempo siamo arrivati al decimo nominativo, ma nessuno indovina.

Poi arriva lui, Massimo Boldi, nella sua semplicità nazionalpopolare. Entra in sala ed è un subito un tripudio. I detenuti si alzano in piedi e applaudono convintamente e con passione. Poi inizia a parlare e arriva al cuore di tutti i presenti.

Un detenuto gli fa una domanda precisa. Confesso che non ero al corrente di tutti quei particolari che i detenuti conoscevano della sua vita. Gli chiedono come ha fatto a uscire dal momento brutto che ha attraversato. “Nei momenti brutti bisogna farsi aiutare, qualunque sia il momento della sofferenza. Anche sapendo di aver sbagliato. Anche voi soffrite perché la privazione della libertà è tra le limitazioni peggiori. Ma bisogna farsi aiutare e avere fiducia nelle istituzioni. Però, stando qui avrete il tempo di pensare e capire i vostri sbagli. Ne sono certo. Dopo la morte di mia moglie, la forza l’ho trovata ripetendomi che la vita è preziosa. Capito? Bisogna viverla al meglio, anche stando dietro le sbarre di una prigione”.

Un detenuto gli parla di un suo film con dovizia di particolari e dalle domande trapela amore e profonda conoscenza. Poi, gli chiedono perché ha interpretato un solo ruolo drammatico, mentre lui è un comico. “Siete proprio degli esperti! Sì, nel 1996 ho fatto Festival con Pupi Avati, la storia di un attore comico alla fine della sua carriera che trova la forza di reagire alla depressione. Il film ha avuto un grande successo di critica, ma non è andato a vederlo nessuno. Mentre A spasso nel tempo, diretto da Carlo Vanzina e uscito nel Natale dello stesso anno, ha sbancato il botteghino. Ho pensato: qualcosa vorrà dire, o no?”

Un altro, riferendosi a due suoi film, Scuola di ladri e I due carabinieri, gli chiede se si sente più vicino alle guardie o ai mariuoli. E Massimo: “Ma non riesci a pensare ad altro?” E fra le risate di tutti aggiunge: “Tu quella roba lì devi levartela dalla testa”.

Le domande si susseguono incalzanti e su più versanti. Un detenuto gli chiede se verrà a Natale in carcere a vedere un film con tutti loro. Lui non promette, ma dice che ci penserà. E poi aggiunge: “Ma sei hai girato tanti istituti, se vengo ti ritrovo?”. Tutti ridono per la sua spontanea e prorompente vis comica. Poi, la gag, involontaria e spontanea: un gabbiano garrisce e stride in modo rumoroso; Massimo, che parla lentamente, all’improvviso s’interrompe e urla: “Zittooooo!” Qui esce il mattatore. Tutti ridono e come d’incanto il gabbiano smette il suo verso rumoroso.

Parla di tutto: dei suoi rapporti con Christian De Sica, con cui, non ha mai litigato; delle nuove produzioni, che non saranno un cinepanettone, ma un film per la televisione. Poi alla fine decide di unirsi a tutti i detenuti e con il mio cellulare scatto alcune foto. Loro sono impazziti dalla gioia. Firma autografi per tutti e loro lo abbracciano.

Un detenuto, Valentin, gli si avvicina e gli regala alcune caramelle al limone. Vedo chiaramente che lui si commuove e ci guardiamo. Dopo, mi dirà mestamente: “Mi son commosso. Le caramelle erano il suo tesoro, la cosa più preziosa che mi potesse regalare. Le conserverò e serberò per sempre questo bellissimo ricordo”.

La serata finisce. Lo accompagno all’uscita dal carcere. Mi saluta e mi dice che è stato un meraviglioso compleanno. Che ricorderà sempre. Anche i detenuti, lo ricorderanno sempre.

Francesco D’Anselmo è direttore della Casa di Reclusione di Porto Azzurro e del Presidio di Pianosa