“Io Salvo – progetto mare libero”: formazione, lavoro e riscatto
21 Agosto 2026
“Una volta un uomo mi ha confessato che per guardare le stelle doveva chiudere gli occhi e immaginarle”. Inizia così il trailer del docufilm, presentato ufficialmente il 10 giugno, che racconta “Io salvo – progetto mare libero”, il percorso di reinserimento sociale dei detenuti del carcere Borgo San Nicola di Lecce. L’iniziativa, unica in Italia, ha permesso a 13 ristretti di conseguire sia l’attestato di assistente bagnante, in piscina e in mare, sia la certificazione di esecutore di Blsd e Pblsd, interventi di primo soccorso per lattanti, bambini e adulti.
Il progetto ha visto la collaborazione tra Prefettura, direzione del carcere, comune di Lecce, Capitaneria di porto e Federazione italiana Nuoto, che ha messo a disposizione gli istruttori per la preparazione dei corsisti. Dopo la formazione teorica e pratica, i detenuti sono stati assunti presso gli stabilimenti balneari di Lecce, Melendugno e Vernole e attualmente svolgono attività ausiliari al salvataggio.
Maria Teresa Susca, direttrice della casa circondariale di Lecce, intervista da gNews, racconta il progetto pioneristico che da giugno permette alle persone detenute di riscattarsi e vivere qualche ora in mare, simbolo per eccellenza di libertà.
Come nasce “Io Salvo – progetto mare libero”?
Il progetto nasce da un incontro con Mauro della Valle, il presidente di Confimprese Demaniali. Durante uno dei tanti incontri tra carcere e realtà territoriali, organizzati dal prefetto Natalino Manno, della Valle sottolineò la mancanza di assistenti al salvataggio in merito ai servizi necessari per l’apertura dei lidi. Immediatamente, insieme al prefetto, abbiamo colto questa opportunità per i detenuti.
Qual è la particolarità di questo progetto?
Si tratta di un’esperienza innovativa, non solo perché unica in Italia, ma soprattutto perché permette ai ristretti di svolgere una formazione mista. Infatti, una parte del corso, quello teorico, è stata svolta all’interno dell’istituto ma la parte pratica ha permesso loro di trascorrere qualche ora in una piscina nelle vicinanze del carcere.

Come hanno reagito i detenuti all’iniziativa?
Alla formazione hanno partecipato in tanti, uscire dall’istituto anche solo per qualche ora è stata un’occasione unica. Sin da subito hanno dimostrato di essere molto motivati e appassionati. Data la mole di partecipanti, volevamo far partire una seconda edizione del corso, avevamo già fatto alcune ricognizioni e raccolto altre istanze ma non ce l’abbiamo fatta. Crediamo però che in autunno possa ripartire una nuova edizione.
E la comunità aperta?
Il territorio leccese è particolarmente sensibile verso la popolazione detenuta, svolgiamo parecchie attività con e nel territorio e questo aiuta anche le persone detenute a lavorare all’esterno. Negli ultimi anni, tramite numerose attività trattamentali, abbiamo cercato di ‘aprire’ il carcere: diversi detenuti, ai sensi dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario, svolgono attività lavorative presso ditte esterne. In questo caso, devo dire che una grande sensibilità è stata dimostrata soprattutto dai responsabili delle strutture balneari che hanno assunto i neo assistenti bagnanti.
Cosa si aspetta per il prossimo futuro?
Sicuramente riproporre il progetto per incrementare il numero di detenuti che potranno essere assunti, già dal prossimo anno. Questa attività, inoltre, ci ha permesso di conoscere nuove realtà territoriali, come i responsabili di resort e hotel. Attualmente, alcuni dei detenuti che hanno svolto la formazione lavorano presso strutture della zona. Prossimamente verrà presentato un docufilm che racconta le attività formative e lavorative di “Io Salvo – progetto mare libero”. Mi auguro che questa iniziativa venga alimentata perché il lavoro è lo strumento trattamentale per eccellenza.