La corruzione non conviene

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La corruzione è in Italia un male antico che però non accenna ad allentare la sua presa sul Paese. Anzi, si presenta come un fenomeno dalle dimensioni sempre crescenti. Un’inchiesta pubblicata dal settimanale L’Espresso il 6 gennaio fotografa uno scenario dai numeri preoccupanti che rendono alla perfezione l’idea di quanto fosse urgente mettere finalmente in campo uno strumento davvero efficace per combattere questa piaga. Accanto alle maxi-tangenti milionarie, trova spazio, infatti, una miriade di storie di micro corruzione, mazzette da poche centinaia di euro, spesso molto difficili da individuare e sanzionare.

Nello specifico, L’Espresso riporta il dato emerso da un’indagine condotta dalla Commissione europea nel 2017 sulla percezione della corruzione nei vari paesi membri dell’Unione. Il risultato per l’Italia è particolarmente preoccupante: il 15% delle imprese ha ammesso di aver ricevuto richieste di favori e mazzette per uno dei servizi rivolti alle aziende. In questo contesto a tinte fosche è chiamata ad agire la legge anticorruzione approvata dal Parlamento lo scorso dicembre.
Una legge che grazie al Daspo per i corrotti introduce un potente effetto di deterrenza: i condannati per reati di corruzione non potranno più fare affari a qualsiasi titolo con la Pubblica amministrazione. Divieto che permane anche in caso di riabilitazione e di esito positivo dell’affidamento in prova ai servizi sociali (servirà, infatti, un ulteriore periodo di buona condotta di almeno 7 anni).

Grazie alle innovazioni che introduce, la nuova legge permetterà di fronteggiare il dilagare del virus della corruzione per mezzo di alcuni fondamentali strumenti tra cui gli incentivi alla denuncia e mezzi d’indagine particolarmente incisivi. Sul primo fronte, il provvedimento approvato in Parlamento a dicembre offre all’imprenditore che ha già pagato una tangente e, quindi, già commesso il reato, l’opportunità di ravvedersi denunciando spontaneamente e collaborando con la giustizia. Così potrà ottenere l’impunità a patto che la denuncia avvenga entro 4 mesi dalla commissione del reato. Una previsione, questa, necessaria per creare una breccia nel muro impenetrabile che tradizionalmente avvolge i reati corruttivi, consentendo al contempo di spezzare il legame di reciproca convenienza che ha sempre legato corrotto e corruttore. Per i colletti bianchi disonesti si riducono, inoltre, gli spazi per farla franca. Senza una concreta collaborazione con l’autorità giudiziaria, infatti, non avranno più la possibilità di aver accesso ai benefici penitenziari e non riusciranno a evitare il passaggio in carcere.

Per portare alla luce reati spesso difficili da far emergere e accertare occorrono, poi, strumenti e tecniche adeguate e all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. Ed è proprio quello che la legge anticorruzione fa potenziando la possibilità di utilizzo delle intercettazioni ambientali e di quelle informatiche con i virus trojan nei Pc e negli smartphone. Sempre per acquisire le prove che servono a punire in maniera certa i disonesti e tutelare i cittadini perbene è stata introdotta la figura dell’agente sotto-copertura (distinta da quella dell’agente provocatore), che ha già dimostrato la propria efficacia in altri ambiti investigativi e che potrà essere utilizzata anche nei casi, ancora troppo numerosi, di illegalità che inquinano il regolare svolgimento delle gare d’appalto pubblico.