La giusta misura del sovraffollamento

FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Al Dap c’è un sistema informatico all’avanguardia che si chiama ASD15: serve a controllare che lo spazio disponibile per ogni detenuto accolto negli istituti penitenziari sia superiore o al limite uguale ai famosi 3 metri quadri indicati nella “sentenza Torreggiani”. Quando questo non avviene, il sistema evidenzia un alert che permette di intervenire disponendo l’immediato trasferimento di quel detenuto in un altro padiglione del medesimo istituto oppure nell’istituto più vicino. In tal modo si evita di scendere al di sotto di quella soglia di spazio.

Ma su questo aspetto il Dap ha fatto di più. A seguito di quella sentenza, il sistema si è dotato di un parametro di riferimento molto più elevato: quello di 9 metri quadri per ogni detenuto. Questa è la misura su cui viene calcolata la capienza regolamentare, cioè la capacità di ricezione che il Dap ha voluto delineare come approccio culturale alla materia dimostrando una cautela e una prudenza decisamente superiore a quella che è stata imposta a seguito della Torreggiani. Quando si parla di sovraffollamento si tiene conto della capienza regolamentare secondo il parametro dei 9 metri quadri. Quindi, è vero che oggi si registra un indice di sovraffollamento del 118% come media nazionale, ma questo dato tiene conto non dei 3 metri quadri imposti al nostro Paese a seguito di quella sentenza, ma di quello ben più ampio che l’Amministrazione Penitenziaria ha voluto fissare come soglia da monitorare.

Purtroppo ogni tanto accade che si sfori rispetto a quel parametro. Perché questo avviene? Perché non si deve dimenticare che la legge ci vincola al principio di territorialità della pena, che impone che il detenuto sia recluso in istituti del territorio di provenienza. Immaginiamo cosa avviene quando ci sono operazioni contro la criminalità organizzata che portano all’arresto di decine e decine di persone: se ieri nell’istituto di Catanzaro, tanto per fare un esempio, fossero state introdotte improvvisamente 50 persone, è ovvio che questo avrebbe determinato una riduzione dello spazio detentivo disponibile. Per cui è possibile che in questi casi scatti l’alert.

In questo senso, una apposita indicazione della Direzione generale dei detenuti e del trattamento, nel rispetto più elastico del principio della territorialità della pena, provvede a distribuire la popolazione carceraria sfruttando gli istituti penitenziari più vicini a quello del luogo di residenza del detenuto. In omaggio a quanto prescritto dalla legge e con un occhio all’alert.