Cartabia all’Antimafia: “Impossibili benefici per 41bis”

Marta Cartabia in Commissione Giustizia
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“Mantenere alta e vigile l’attenzione sul fenomeno mafioso”. Parte da qui la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, in apertura dell’audizione in Commissione parlamentare Antimafia. Parte dal monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, scandito nell’aula bunker di Palermo, durante le cerimonie per l’anniversario della strage di Capaci.

A Palazzo San Macuto, la Guardasigilli parla per quasi un’ora. E nella relazione (in allegato) affronta molti temi: dalla dimensione internazionale del contrasto alle mafie, agli interventi nel settore agroalimentare, passando per le  misure contro corruzione; il fenomeno mafioso e le riforme del processo penale; l’esecuzione della pena per i delitti di criminalità organizzata, anche alla luce delle recenti evoluzioni della giurisprudenza costituzionale; le misure di prevenzione e l’aggressione ai patrimoni illeciti.

Un intero capitolo dell’audizione della Ministra è stato dedicato all’esecuzione della pena, nello specifico all’ergastolo ostativo, ma anche alla legge sui collaboratori di Giustizia.

La Guardasigilli ha ricordato le due recenti pronunce della Corte Costituzionale (la numero 253 del 2019 sui permessi premio e la 97 del 2021), che chiama in causa il Parlamento. Ha poi anche fornito dati ed indicazioni.

“Dopo la decisione della Corte 253 del 2019 sui permessi premio, dal 41 bis, sei detenuti ergastolani hanno chiesto la possibilità di fruire dei permessi premio. Ad oggi nessuno- dal 41bis- l’ha ottenuto. Zero dal 41bis; Uno dal circuito As1; Zero dal circuito As2. Del resto, l’applicazione del regime di cui all’art. 41 bis presuppone l’attualità dei collegamenti con organizzazioni criminali; sicché per chi è in regime di 41 bis, l’accesso ai benefici penitenziari non risulta possibile, perché non è compatibile con una valutazione di “sicuro ravvedimento” qual è quello richiesto dalla Corte costituzionale per la concessione dei benefici”.

A pochi giorni dal dibattito aperto dalla scarcerazione per fine pena di Giovanni Brusca, durante la sua audizione a Palazzo San Macuto la Guardasigilli ha voluto soffermarsi sull’importanza “del contributo fornito dai collaboratori di giustizia, specie nella fase germinale delle indagini. È chiaro d’altro canto che può essere valorizzato legittimamente e pienamente solo se inserito in un più ampio e vario corredo probatorio. “Sono necessari i riscontri”, ripeteva Giovanni Falcone, a proposito delle dichiarazioni degli aspiranti collaboratori di giustizia, come di recente mi ha ricordato la sorella, Maria Falcone. Dai tempi di Falcone in poi, da Tommaso Buscetta in poi i racconti di chi aveva fatto parte di famiglie mafiose sono stati decisivi nella conoscenza- e quindi nel contrasto alle associazioni criminali e in molti casi anche alla prevenzione di ulteriori gravissimi reati.

Reputo quindi la norma sui collaboratori di giustizia una norma da preservare. anche se comprendo benissimo come possa rinnovare un dolore mai sopito, nei familiari delle vittime, la notizia della scarcerazione di chi, come Giovanni Brusca, ha attivamente partecipato all’attacco di Cosa Nostra allo Stato, nella stagione delle stragi, e di tantissimi altri efferati delitti, a cominciare da quello del piccolo Giuseppe Di Matteo. In proposito, penso doveroso richiamare le parole di Maria Falcone a commento dei recenti fatti: “Mi addolora ma è la legge dello Stato che va rispettata”.”

Appena terminata la relazione, la Ministra Cartabia ha lasciato la Commissione antimafia, per partecipare alle 15.00 al Question time al Senato.

 

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