La rinascita di una giovane ragazza tra arte, memoria e libertà

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C’è luce, oggi, nella voce di chi un tempo ha vissuto il buio. È la luce di una ragazza che torna nel luogo dove tutto sembrava finito, per scoprire invece che da lì è cominciata la sua rinascita.

All’Istituto penale minorile Casal del Marmo di Roma, in occasione dell’inaugurazione del murale realizzato dal Pastificio Futuro, è stata invitata anche Mishelle — una giovane donna che proprio tra quelle mura ha vissuto una parte difficile della sua vita, ma che oggi vi torna con occhi nuovi.

“All’inizio non ero felice di tornare – racconta Sasha Mishelle Almeida Canales -. Ho abitato qui per nove mesi e per me era come rivivere un passato buio. Ma ora le cose sono cambiate, nella mia vita si è fatta luce, e ho pensato: perché no?”

Ad accompagnarla c’è Francesca Zizza, un’operatrice della giustizia minorile, la donna che lei definisce “una seconda mamma”, e che l’ha seguita nel suo percorso di recupero.

Oggi la vita della ragazza è molto diversa, studia per diventare operatrice socio-sanitaria, lavora al McDonald’s e ha già recitato in due film. Il primo, ‘Una figlia’ di Ivano Di Matteo, racconta proprio la storia di una giovane detenuta e parte delle riprese si sono svolte a Casal del Marmo.

“Entrare di nuovo lì per girare è stato come un flashback – confessa – rivedevo le stesse mura, ma questa volta da un’altra prospettiva. Era come guardare la mia vita da fuori”

Nel secondo film “40 secondi”, Mishelle ha interpretato un ruolo nella ricostruzione della tragica vicenda di Willy Monteiro Duarte, il ragazzo ucciso a Colleferro: “È stata un’esperienza molto forte. In alcune scene mi sono trovata a rivivere la rabbia di quando ero adolescente. Ma ho capito davvero quanto, in quaranta secondi, la vita possa cambiare per sempre”

Riflettendo sul significato di quella storia, la giovane attrice parla con disarmante lucidità: “Oggi la violenza è diventata una cosa normale. La sentiamo ogni giorno nei telegiornali e la sottovalutiamo. Ma può distruggere una vita in un attimo. Credo che il cinema serva anche a questo: ad aprire gli occhi, a far capire cosa c’è dietro certi gesti”.

La passione per la recitazione l’accompagna da sempre – racconta Mishelle – “da piccola mi inventavo spettacoli, mi travestivo, facevo finta di essere attrice. Poi, per motivi economici, ho dovuto lasciare il teatro. È rimasto un sogno nel cassetto”.

Quel sogno è tornato alla luce dopo un periodo difficile, grazie all’incontro con una figura della comunità che ha creduto in lei, racconta ancora Mishelle: “All’inizio avevo paura di fare una figuraccia, ma poi mi sono detta: al massimo non perdo niente, posso solo guadagnarci”. E da lì è cominciata la svolta, seguita commossa la giovane artista: “Recitare mi ha aiutata a riflettere su me stessa. Quando sei dentro un film, devi capire la sofferenza del personaggio, e finisci per capire anche la tua. È stato come guardarmi allo specchio”.

Davanti al murale i ricordi si mescolano con le emozioni e Mishelle, osservando l’opera, lo esterna a suo modo: “Quando ero dentro avevamo iniziato a disegnare un murale, una ragazza che risaliva dal fondo del mare verso la riva. Vedere questo oggi mi ha fatto pensare a quello: la voglia di tornare a galla, di respirare”.

Le sue parole racchiudono un messaggio di rinascita e libertà. Quel murale, con la figura femminile che emerge dall’acqua, diventa un simbolo potente: il desiderio di lasciarsi alle spalle il buio e tornare alla luce, di ritrovare il respiro dopo un lungo silenzio.

Poi la ragazza indica un dettaglio: la luna disegnata sul murale e ricorda “quando di notte, dalla finestra della cella, la guardavo per ore. Era l’unico segno di libertà che avevo. Il cielo, la luna… erano la mia finestra sul mondo”.

Alla fine dell’incontro, la sua voce si fa più ferma: “Consiglio sempre di non chiudersi mai. Di rubare con gli occhi, accettare i consigli, affidarsi a chi vuole davvero aiutarti. Io l’ho imparato solo tre anni fa: fidarsi non fa male, anzi, ti salva”

La sua storia, oggi, è il simbolo di un percorso di riscatto possibile: una ragazza che, partendo dal buio, ha trovato nella fiducia, nell’arte e nella memoria il proprio modo di rinascere.