Nel ‘Laboratorio Walter Tobagi’ ex detenuto insegna a produrre ostie

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«E’ un’iniziativa meritevole in ricordo di mio padre, che ha una doppia valenza e offre possibilità di cambiamento e reinserimento a persone in condizioni di marginalità. Trovo poi molto bella la convergenza del messaggio della fede con i principi costituzionali». Con queste parole Benedetta Tobagi, figlia del giornalista del Corriere della Sera ucciso dai terroristi della Brigata XXVIII marzo a Milano il 28 maggio del 1980, ha commentato la scelta di dedicare a suo padre, Walter Tobagi, un laboratorio dove un ex detenuto insegna a madri vittime di violenza e altre donne in difficoltà la tecnica per la produzione di ostie.

Benedetta Tobagi

Il motivo della dedica è spiegato da padre Giuseppe Bettoni, presidente di Fondazione Arché, al quale si deve parte del progetto: «Crediamo sia importante raccontare, in una Milano molto diversa da quella degli anni di piombo, la possibilità di trasformare e di cambiare le vicende della vita che sembrano condannare le persone a un destino già segnato».

Il laboratorio è stato aperto in via Jean Jaures nella vecchia periferia milanese, in un locale che tempo fa fu un night club a luci rosse, poi bene confiscato alla mafia e riqualificato.

L’attività estende all’esterno e a nuovi obiettivi il progetto “Il senso del pane” nato nel 2015 nel carcere di Opera per iniziativa di Fondazione Casa dello Spirito. L’ex- detenuto che da oggi insegna alle allieve le tecniche per realizzare particole sottili ed elastiche, è stato formato proprio nella casa di reclusione milanese e adesso, in continuità con quanto appreso in carcere, offre la sua esperienza per aiutare donne in difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro.

Nei progetti di “Casa dello Spirito” – che ha collaborato con Fondazione Arché nella realizzazione del laboratorio – c’è un ulteriore ampliamento dei luoghi in cui promuovere un’idea di giustizia anche “sociale”. Nei prossimi anni a Buenos Aires nascerà un laboratorio simile dove lavoreranno ragazzi “a rischio” delle periferie ed ex tossicodipendenti.

 

La foto di copertina è tratta dal sito https://arche.it/