Le lezioni di Rai scuola anche per gli studenti detenuti

Studenti in carcere
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Sono quasi 230mila gli iscritti ai Centri Provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA), di cui 13.000 detenuti che studiano nelle sezioni degli istituti di pena. A tutti loro è dedicato “La Scuola in Tivù-Istruzione degli adulti”, programma in onda dal lunedì al venerdì su Rai Scuola (canale 146 del digitale terrestre) alle 11.00 e, in replica, alle 16.00 e alle 21.00.

Il progetto rientra nella programmazione speciale realizzata dal Ministero dell’Istruzione e dalla Rai in occasione della sospensione delle lezioni a scuola a seguito dell’emergenza sanitaria che ha costretto a uno svolgimento incompleto dei programmi. Il percorso didattico si articola in 30 puntate ed è organizzato su quattro assi culturali (dei linguaggi, matematico, storico-sociale e scientifico-tecnologico). In tutto 22 lezioni di primo livello, più altre 8 di approfondimento.

La prima lezione, andata in onda ieri, è stata tenuta dall’insegnante di italiano del CPIA di Enna, Michele Longo, che ha affrontato il tema della comunicazione e dell’oralità. La scelta degli autori del programma è stata, infatti, quella di assegnare il ruolo di docenti nelle trasmissioni agli stessi che lo svolgono nei CPIA in quanto conoscitori delle esigenze specifiche di questa tipologia di studenti.

Questa settimana si terranno lezioni per leggere, comprendere e interpretare testi scritti di vario tipo (asse dei linguaggi); operare con i numeri interi e razionali (asse matematico); orientarsi nella complessità del presente (asse storico-sociale); osservare, analizzare e descrivere fenomeni appartenenti alla realtà naturale e artificiale (asse scientifico-tecnologico).

“Ritengo che questa esperienza – ha commentato Giovanni Bevilacqua dirigente scolastico del CPIA di Enna che comprende anche le sezioni carcerarie – possa essere utile, non solo per mantenere un contatto tra scuola e studenti adulti, ma anche per offrire un’ulteriore opportunità di apprendimento agli studenti e realizzare un’esperienza didattica che, debitamente perfezionata, pur non potendo prendere il posto dell’insostituibile relazione in presenza, potrà certamente accompagnarla, svolgendo un ruolo di supporto agli apprendimenti e, ove necessario, di integrazione delle attività in presenza”.