Leone XIV riceve una delegazione della Casa di Reclusione di Arienzo

Rappresentanza della casa di reclusione di Arienzo da Papa Leone XIV
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I detenuti della Casa di Reclusione di Arienzo, accompagnati dalla direttrice Annalaura de Fusco, dal commissario capo della Polizia penitenziaria Michele Pitti, dai cappellani don Sergio Cristo e don Gennaro Garzone e dai rappresentanti dell’area educativa e scolastica, sono stati accolti in udienza da Papa Leone XIV, al termine dell’Udienza Generale di mercoledì 7 ottobre.

Si è trattato di un evento di grande significato, non soltanto per coloro che hanno avuto il privilegio di incontrare il Santo Padre, ma per tutti i detenuti della Casa di Reclusione di Arienzo e per l’intero personale della Polizia penitenziaria, che hanno vissuto idealmente insieme questo momento così importante.

Detenuti della Casa di Reclusione di Arienzo incontrano il Papa

‘Ero carcerato e siete venuti a visitarmi’ (Mt 25,36). Questa volta, però, quell’invito di Gesù sembra assumere una prospettiva ancora più particolare: sono stati i detenuti a recarsi dal Papa, a incontrarlo, ad affidargli le proprie storie, le proprie sofferenze e le proprie speranze, e hanno chiesto a lui una speciale benedizione apostolica. È stato un incontro che ha richiamato alla mente tanti episodi del Vangelo nei quali Gesù si lascia avvicinare da uomini e donne feriti nel corpo e nello spirito, persone segnate dalla sofferenza, dalla solitudine e dalla fragilità, alle quali restituisce dignità, speranza e fiducia.

In modo analogo, ogni giorno, all’interno della Casa di Reclusione, il personale penitenziario, educativo, scolastico e religioso accompagna i detenuti nel difficile cammino della responsabilità, del riscatto e del cambiamento. “Tutti abbiamo nel cuore delle fragilità – dichiara il cappellano don Sergio Cristo – ma a nessuno è tolta la grazia di sentirsi amato e benedetto da Dio. Mi auguro che questa visita al Santo Padre possa rappresentare per tutti noi un momento di forza, di speranza e di coraggio; un’occasione per guardare al futuro con fiducia e per riscoprire la possibilità concreta di una conversione e di un autentico cambiamento”.

“Un ringraziamento speciale va alla direttrice, dottoressa de Fusco – aggiunge il cappellano -, per il bene seminato e raccolto in questi anni di permanenza ad Arienzo. Un grazie per aver saputo guardare oltre la colpa e oltre il reato, riconoscendo nel volto di ogni detenuto una persona, una dignità e una possibile risorsa di bene, senza mai dimenticare il male commesso, ma credendo nella possibilità del cambiamento”.

Detenuti della Casa Circondariale di Arienzo in visita dal Papa

“È proprio questa la logica del Vangelo – conclude don Sergio Cristo -: non la condanna definitiva della persona, ma la possibilità di una vita nuova. ‘Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva’ (cfr. Ez 18,23; 33,11). Che l’incontro con Papa Leone XIV possa allora diventare per la comunità della Casa di Reclusione di Arienzo un segno concreto di speranza, di riconciliazione e di rinascita; un momento nel quale sentirsi guardati non soltanto per ciò che si è stati, ma anche per ciò che si può ancora diventare. Ieri, idealmente, Arienzo è stata tutta con i suoi detenuti davanti al Santo Padre. E quella benedizione che hanno ricevuto possa raggiungere ogni cella, ogni operatore, ogni agente, ogni educatore, ogni insegnante, ogni cappellano e ogni persona che, nel silenzio quotidiano del carcere, lavora perché nessuno perda la speranza di poter ricominciare”.