“Liberare le produzioni” per reinserire i detenuti

Presentazione catalogo "Liberare le produzioni"
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Sono 908 le persone detenute in Veneto che hanno un’occupazione lavorativa (dati del DAP al 30 giugno 2024), pari a circa il 34% dei 2.679 presenti nei 9 istituti penitenziari. Una percentuale nella media nazionale anche se la Regione – che insieme a Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia fanno parte del Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria del Triveneto, è quella che dopo la Lombardia conta il maggior numero di detenuti occupati alle dipendenze di ditte esterne. Si tratta spesso, rispetto ai lavori alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, di occupazioni che possono offrire opportunità di formazione all’avanguardia e di reinserimento lavorativo una volta terminata la pena.

La presenza di un’imprenditoria attenta non solo alla produttività, ma anche in grado di promuovere un’economia inclusiva e solidale, ha già una storia risalente in Veneto. Non a caso, “Liberiamo le produzioni – Lavoro penitenziario nel Veneto: opportunità per le imprese”, un catalogo ragionato di tutte le attività lavorative presenti negli istituti del territorio, è una seconda edizione che arriva a quasi dieci anni di distanza dalla prima.

Promosso all’Assessorato allo Sviluppo economico, Energia e Legge speciale per Venezia e realizzato dal Provveditorato Triveneto in collaborazione con Unioncamere Veneto, il volume è stato presentato ieri a Venezia, nella Sala Polifunzionale del Palazzo Grandi Stazioni nel corso di un evento, introdotto da Roberto Marcato, assessore allo Sviluppo economico – Energia – Legge speciale per Venezia della Regione Veneto, Antonio Santocono, presidente di Unioncamere Veneto, Rosella Santoro, provveditore per l’Amministrazione Penitenziaria per il Triveneto e Giovanni Russo, Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Un progetto editoriale di grande utilità per gli addetti ai lavori ma, soprattutto, uno strumento per raccontare un carcere risorsa per la società e per le imprese, ha sottolineato Angela Venezia, direttore dell’Ufficio Detenuti del Provveditorato, presentando la nuova edizione del progetto nel corso dell’evento, moderato da Federica Riva di RAI 3. Esperienze di lavoro in carcere sono state infine raccontate da presidenti di alcune cooperative.

Per il provveditore Rosella Santoro, le aziende che portano lavoro all’interno degli istituti scoprono diversi punti di forza del lavoro penitenziario dovuti soprattutto alle innovazioni introdotte dalla cosiddetta legge Smuraglia (193/2000), come “spazi lavorativi concessi in comodato d’uso gratuito: agevolazioni e incentivi fiscali: costo competitivo delle produzioni; abbattimento dei tassi di assenteismo a motivo del forte coinvolgimento morale del detenuto che vive tale opportunità come occasione di riscatto”.

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, nell’intervento conclusivo, ha ribadito infine l’importanza di “mettere al centro dei progetti la persona detenuta, offrendole gli strumenti per cambiare. Tra questi il lavoro è il principale, se è vero, come dicono alcuni dati, che la recidiva si abbatte quando il detenuto lavora. Si evono offrire tali opportunità , allora, non solo nel rispetto dell’articolo 27 della Costituzione ma anche perché si contribuisce ad aumentare la sicurezza dei cittadini”.