Libero Grassi, il suo coraggio dopo 35 anni ancora ci parla
29 Agosto 2026
Anche quest’anno un manifesto scritto a mano e il marciapiede dipinto di rosso ricordano che 35 anni fa in via Vittorio Alfieri a Palermo, alle 7:30 del mattino, Libero Grasso veniva assassinato dalla mafia. Si era rifiutato di pagare il pizzo, o meglio, come ha ricordato Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo: “Ebbe la forza di dire pubblicamente no al racket, anche se affrontò quella battaglia in solitudine”. Nel corso degli anni però, come ha testimoniato oggi Alice Grassi, figlia dell’imprenditore, “la testimonianza di mio padre un po’ é servita. C’é infatti chi rivolge all’associazione antiracket di Palermo, con l’aiuto di Addiopizzo”.
Alla cerimonia che si é tenuta questa mattina allo stessa ora in cui fu consumato l’omicidio, hanno partecipato fra gli altri, oltre ai figli Alice e Davide, il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il presidente della Corte d’appello Antonio Balsamo, il procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, Tano Grasso, presidente del Fondo antiracket italiano, Antonello Cracolici, presidente della Commissione antimafia dell’Assemblea regionale siciliana, l’eurodeputato Leoluca Orlando, e i vertici della Guardia di finanza, dei Carabinieri e della Polizia di Stato.
“Il nostro debito di riconoscenza verso Libero Grassi resta immutato” ha affermato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in un messaggio, ricordando come il rifiuto dell’imprenditore a “piegarsi alle logiche della criminalità organizzata” ne abbia fatto “un esempio per tutti coloro che ogni giorno difendono i valori della legalità e della giustizia”. Di “responsabilità da vivere ogni giorno” ha parlato Chiara Colosimo, presidente della Commissione Antimafia, riferendosi alla “scelta, semplice e al tempo stesso rivoluzionaria” che a suo tempo l’imprenditore siciliano fece, e che gli costò la vita.
Infine Guido Crosetto, ministro della Difesa, in un post su X ricorda le parole che Libero Grassi scrisse in una lettera che fece pubblicare sul Giornale di Sicilia il 10 gennaio 1991: “Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate in tono minaccioso…”.