Libri liberi per le detenute della Giudecca: “Ragazza, donna, altro”
2 Settembre 2025
Ragazza, donna, altro: scegliere cosa essere e scrivere la propria storia. Sin dal titolo, la libertà è al centro del romanzo di Bernardine Evaristo, scelto per l’ottavo incontro di ‘Libri Liberi’ nei penitenziari.
L’appuntamento della rassegna, promossa dalla fondazione De Sanctis e patrocinata dal Ministero, questa volta è a Venezia, con le detenute della Giudecca, in dialogo con la scrittrice Igiaba Scego e l’attrice Anna Bonaiuto.
“Ragazza, donna, altro” è un romanzo a più voci, tutte femminili. Diverse per età, estrazione sociale, orientamento sessuale, a unirle è l’origine – sono donne nere emigrate in Inghilterra come l’autrice, di origine nigeriana -, e il forte senso di appartenenza alla propria cultura.
Donne libere, di una libertà consapevole, che possono ispirare le donne recluse, come sottolinea in apertura dell’incontro la nuova direttrice della Giudecca, Maurizia Campobasso.
“Non voglio che la vostra detenzione penale diventi detenzione sociale. Dopo questo percorso voglio che siate libere in maniera consapevole e responsabile”, dice rivolgendosi alle donne presenti.
Anna Bonaiuto legge alcuni passi del libro; la storia di Amma che apre il romanzo, legata per vissuto o rapporti familiari alle altre protagoniste.
Igiaba Scego ne parla come di un proprio alter ego letterario. “Fa scelte radicali e fa l’artista, che è una bestemmia per le nostre famiglie – dice: di solito è ammesso fare l’ingegnere, il medico, o almeno l’infermiere, un lavoro d’ufficio, l’artigiano. Il messaggio dei personaggi è quello di andare avanti con il vostro sogno: prima o poi si avvererà”, conclude.
Una donna detenuta interviene nel dibattito. “Mi sarebbe piaciuto essere una scrittrice”, dice ma, prosegue, “sono bloccata su tanti fronti. La scrittura ti porta ad esprimere cose personali. Il carcere spesso non rieduca, ti butta fuori la rabbia. Da fuori si pensa che noi stiamo bene: mangiamo, beviamo…ma nella realtà è fondamentale avere un bravo maestro”.

Credit foto: Alessandra Albertini/fondazione De Sanctis