Penitenziaria decisiva per contrastare la criminalità

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Si può fare una efficace lotta alle mafie e al terrorismo rinunciando all’apporto delle informazioni che provengono dal sistema penitenziario? Quanto è importante per il contrasto al crimine organizzato e ai fenomeni eversivi, soprattutto per la loro prevenzione, l’attività di ascolto e di monitoraggio che gli agenti di Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente in carcere?
Le risposte a queste domande sono state al centro del convegno dal titolo Il contrasto alla criminalità organizzata ed al terrorismo nell’ambito dell’esecuzione penale in un’ottica di coordinamento tra Forze di Polizia, organizzato dall’Associazione nazionale funzionari di Polizia Penitenziaria – Sindacato Dirigenti del Corpo e svoltosi questa mattina a Palazzo Giustiniani. A sottolineare e specificare le peculiarità di questo ruolo fondamentale e unico fra le competenze assegnate alle forze dell’ordine sono stati gli interventi del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, del Procuratore nazionale Federico Cafiero De Raho, del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Francesco Basentini e del Comandante del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria Augusto Zaccariello.

Partendo da uno dei recenti interventi normativi contenuti nel pacchetto sicurezza divenuto legge dello Stato, che ha istituito un contingente di venti unità di Polizia Penitenziaria presso la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, l’incontro ha sottolineato l’importanza del ruolo svolto dagli agenti penitenziari nel contatto quotidiano con la popolazione detenuta. Perché se è vero che, assicurando la vigilanza sugli istituti, i baschi azzurri sono il primo baluardo a salvaguardia della sicurezza dei cittadini, è altrettanto importante sottolineare come proprio loro siano i primi e costanti interlocutori dei detenuti durante la permanenza in carcere. È in questo continuo dialogo che inizia quel trattamento penitenziario, curato dagli educatori con l’aiuto di altri operatori e volontari, che la Costituzione impone per la rieducazione del detenuto e il suo reinserimento nel contesto sociale. Ma è innegabile che proprio da questo ripetuto contatto, così come dall’attento monitoraggio di tutti i comportamenti e atteggiamenti del detenuto, possano venire preziose informazioni e utili contributi all’attività di indagine dei magistrati delle Direzioni distrettuali antimafia e antiterrorismo.

“Lo spot più bello sulla Polizia Penitenziaria lo hanno fatto le parole dei rappresentanti delle altre forze di polizia”, ha detto con soddisfazione il Capo del DAP Francesco Basentini. Che ha sottolineato come “ora il tempo è maturo per superare le competizioni e le gelosie fra i diversi Corpi. Abbiamo un bagaglio importantissimo di informazioni raccolte negli istituti penitenziari da mettere a disposizione: occorrerebbe creare gli strumenti operativi per una loro condivisione sistematica”. Basentini ha ricordato “l’importanza dell’attività umana e quotidiana svolta dall’agente di Polizia Penitenziaria, nella sua veste di primo punto di riferimento offerto al detenuto nel periodo della detenzione”. E ha concluso con un monito agli stessi appartenenti al Corpo: “Da qualche tempo la Polizia Penitenziaria vuole rafforzare un’immagine fatta di tante competenze, messe a disposizione della sicurezza della società. E vuole farlo attraverso un percorso di trasparente competenza”. Trasparente, ha scandito il Capo DAP.

Di “contributo fondamentale e insostituibile sul piano della prevenzione” ha parlato anche il Comandante del NIC Augusto Zaccariello. “In carcere si rinsaldano, si sciolgono o cambiano i sodalizi criminali. Tutte queste attività passano attraverso piccoli gesti, movimenti spesso impercettibili, messaggi che la Polizia Penitenziaria deve essere attenta a cogliere, monitorando e controllando i detenuti e ogni loro comportamento, anche il più insignificante. Tutto questo riguarda anche le interrelazioni fra criminalità italiana e straniera, come i collegamenti delle mafie nostrane con le mafie nigeriane o albanesi”. Zaccariello ha ricordato come questo impegno di sorveglianza, vigilanza, osservazione e controllo venga replicato anche per ciò che riguarda i detenuti per fatti di terrorismo e quelli a rischio radicalizzazione. “In un sistema integrato dove le diverse Forze di polizia contribuiscono ciascuno per la propria competenza, il lavoro della Polizia Penitenziaria è una componente essenziale nella lotta alla mafia e al terrorismo – ha concluso il Capo del NIC. Senza la presenza della Penitenziaria, questa integrazione rimarrebbe priva di una parte fondamentale”.

Riconoscimenti importanti per l’operato degli appartenenti al Corpo sono venuti dalle parole dei comandanti del ROS dei Carabinieri, il generale Pasquale Angelosanto, e dello SCICO della Guardia di Finanza, il generale Alessandro Barbera, nonché dal Direttore della DCPP della Polizia di Stato Lamberto Giannini, sollecitati su questo dal Vicedirettore del Tg1 Filippo Gaudenzi.

L’istituzione del contingente di uomini a disposizione della DNA potrebbe costituire il primo passo verso altri interventi normativi, come l’istituzione di sezioni di P.G. della Polizia Penitenziaria in seno agli Uffici di Procura e l’inserimento del Nucleo Investigativo Centrale del Corpo tra i servizi centrali di P.G. di cui all’articolo 12 del DL 152/1991. Per ora il Corpo ha centrato il risultato “storico” ottenuto, che, grazie alla collaborazione con la Procura Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, porterà importanti ricadute in materia di contrasto al crimine organizzato e ai fenomeni eversivi, contribuendo al contempo a rafforzare l’immagine dei baschi azzurri.