A Roma la conferenza finale del progetto TRAin Training

Conferenza TRAin training 27-28 gennaio 2020
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Il contrasto alla radicalizzazione verso l’estremismo violento è il tema al centro della Conferenza finale del progetto TRAin Training, co-finanziato dall’Unione Europea (programma Justice 2014-2020), in corso oggi e domani all’Hotel H10 di Roma. Con l’incontro si concludono due anni di lavoro che hanno impegnato il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e il Dipartimento di Giustizia minorile e di Comunità, insieme con partner istituzionali italiani ed esteri.

Il consorzio di partner ha lavorato in particolare sulla ricerca e sulla formazione del personale, sia in ambito intramurario sia nell’area penale esterna, coinvolgendo 6 istituti penitenziari per adulti e 6 minorili, collocati in diverse regioni italiane rappresentative di differenti contesti sociali e penitenziari.

Il progetto è la prosecuzione di una precedente esperienza di cooperazione transnazionale denominata RASMORAD, con la quale, attraverso il contributo di 11 partner da 7 Paesi dell’Unione Europea, è stata svolta un’analisi comparativa delle buone prassi applicate nel contrasto alla radicalizzazione verso l’estremismo violento. Questo lavoro preliminare ha permesso di delineare uno strumento standard di valutazione del rischio, come fossero “linee guida” da modellarsi sulle realtà penitenziarie nazionali, che nel progetto TRAin Training è stato codificato ed applicato in maniera sperimentale.

Diversi i contributi offerti dai partner del progetto. L’istituto di ricerca Siracusa International Institute ha curato la transizione dal precedente RASMORAD – in cui aveva elaborato lo strumento per lo screening dei detenuti a rischio di radicalizzazione – all’attuale esperienza di TRAin Training. L’Università Orientale di Napoli ha messo a punto un “Syllabus”, ovvero un ampio e dettagliato testo di riferimento ad uso del personale dell’esecuzione penale per la conoscenza del mondo islamico. TransCrime, Dipartimento dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha contribuito con l’organizzazione, supervisione e valutazione dei corsi di formazione del personale penitenziario e di area penale esterna per adulti e minori. L’Università degli Studi di Padova ha realizzato una ricerca sull’esposizione a rischio di radicalizzazione dei minori ospitati negli istituti penitenziari minorile e in misura di comunità. La Scuola della Magistratura del Regno del Belgio ha organizzato un interessante workshop per practitioners a Bruxelles. Il Ministero dell’Interno italiano ha contribuito con il suo know-how in materia di prevenzione ed individuazione precoce del rischio di radicalizzazione violenta. Infine, la Direzione dell’Esecuzione Penale della Bulgaria, che aveva partecipato anche alla precedente esperienza transnazionale di RASMORAD, ha accettato di proseguire la collaborazione con l’Italia in questo settore, interessata ad approfondire la conoscenza del fenomeno e a confrontarsi con le esperienze realizzate dal nostro Paese.

Proprio per questo, a margine dei lavori della Conferenza finale del 27 gennaio, la delegazione bulgara è stata ricevuta dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Francesco Basentini presso la sede del DAP. L’incontro ha offerto l’occasione per ribadire contenuti di amicizia e spirito di collaborazione, consolidati attraverso l’esperienza di partenariato nei due progetti europei dedicati alla radicalizzazione violenta in ambito di esecuzione penale.

Un rapporto di costante scambio che dimostra come le diversità nazionali possano rappresentare un utile stimolo e, persino, una proficua sfida nella ricerca di una modalità di implementazione omogenea del monitoraggio del fenomeno, in contesti territoriali differenti per storia, morfologia criminale e territorio.