Macbeth-Cuore nero, il docufilm girato in carcere vince il premio internazionale
13 Maggio 2026
Grande soddisfazione per gli ospiti della Casa di reclusione ‘Gennaro de Angelis’ di Arienzo. Il docufilm Macbeth cuore nero, realizzato con gli attori reclusi dell’istituto, è stato selezionato tra i film vincitori della XIII edizione dell’International Film Festival di Olsztyn.
Già riconosciuto come miglior documentario italiano al Festival internazionale di Salerno, a ottobre sarà premiato al Prison Movie.
Diretto dalla filmmaker Paola Ortolani di Sevenhalf Lab, il documentario è riuscito a condurre gli spettatori all’interno del carcere per far conoscere la vita oltre le sbarre. I detenuti si sono raccontati davanti una telecamera. Con riprese lente e in primo piano, la Ortolani ha catturato silenzi e sguardi che dicono più delle parole.
Un film che racconta l’esperienza teatrale di un gruppo di ristretti e del loro magistrato di sorveglianza, Marco Puglia, entrato a far parte del cast. Storie personali, paure e riflessioni ma anche sorrisi, canti e gioia fanno da cornice alla tragedia ‘Macbeth’, andata in scena al teatro Bellini di Napoli. L’opera shakespeariana è stata diretta dal regista Gaetano Battista in collaborazione con l’associazione Polluce.
La partecipazione del magistrato di sorveglianza ha rappresentato l’aspetto più originale di quest’iniziativa. Giudicati e giudicante hanno collaborato per la realizzazione dello spettacolo, confermando il fatto che la cultura e l’arte non conoscono giudizio.

Anche la scelta dell’opera non è del tutto casuale. Scritta nel 1600 e conosciuta come una delle tragedie più oscure e significative del drammaturgo inglese William Shakespeare, narra del generale Macbeth che, influenzato dalla profezia di tre streghe e assettato di potere, con la complicità della moglie uccide il re Duncan per usurparne il trono, ma finisce per essere tormentato dal senso di colpa e dall’angoscia.
Una tragedia che tocca temi profondi come la violenza, la cupidigia, l’aggressività e le pulsioni più distruttive dell’essere umano. Ma anche la disperazione e la vergogna, dimostrando come un errore commesso può logorare l’anima.
Una storia che ogni detenuto, a suo modo, sente propria. Alfonso, ristretto dal 2019, davanti alla telecamera confessa: “Ho conosciuto i miei demoni più forti: la droga, il gioco, l’alcol. Ho scelto la strada peggiore, quella dove non c’è dignità e dove la ricchezza è solo effimera. Cinque anni di oblio mi son costati dieci anni di carcere”.
Macbeth-Cuore nero, tramite testimonianze e spaccati di vita detentiva, svela il dietro le quinte delle attività trattamentali che permettono una rinascita, senza etichette e senza stigmi. Racconta ciò che accade quando una persona detenuta sente di avere un’altra possibilità. E soprattutto, mostra come un copione, una storia e un personaggio possono spingere le persone ristrette a interrogarsi sulla propria storia personale per cercare un’alternativa.

Lo stesso magistrato di sorveglianza, che veste i panni del personaggio principale, ha sottolineato: “Il teatro ha una potenza poderosa che permette di scavarsi dentro e partecipare al raggiungimento di un’obbiettivo comune per portare agli altri il meglio di sé. Questo meglio arriva da chi, invece, ha dimostrato che c’è del peggio, tanto da meritare una sentenza di condanna. Il percorso teatrale permette a questi uomini di raccontarsi e protegge le loro grandi potenzialità, come la Costituzione indica”.
Se il carcere costringe a chiudersi in se stessi, a non relazionarsi con gli altri per paura di non essere compresi, il teatro abbatte il muro del silenzio e restituisce la parola, perché come Macbeth recita: “Il dolore che non parla, bisbiglia al cuore sovraccarico e gli ordina di spezzarsi”.
La direttrice della casa di reclusione di Arienzo, Annalaura de Fusco, si dice soddisfatta e sottolinea come tali attività rappresentino la testimonianza tangibile dell’efficacia dei percorsi di risocializzazione e del valore del lavoro svolto quotidianamente all’interno dell’Istituto.