Natale 2021, gli auguri della ministra Cartabia ai dipendenti della Giustizia

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“Ogni nostro gesto quotidiano, dal più semplice al più sofisticato, può contribuire a rispondere alle esigenze di chi attende una parola di Giustizia”: con gli auguri per le festività natalizie, la ministra Marta Cartabia ha sottolineato l’importanza del compito di ciascun operatore nell’amministrazione della Giustizia.

La Guardasigilli ha voluto ricordare come quella del 22 dicembre, in Via Arenula, sia stata la prima occasione di incontro, di contatto diretto con i dipendenti del ministero: nel momento dell’insediamento, nello scorso febbraio, le prescrizioni anticontagio avevano imposto le modalità da remoto.

Questo tempo è ancora segnato dalla pandemia, che sta crescendo e sta testando nuove preoccupazioni e questa condizione ha connotato il nostro operato in questi mesi”, ha aggiunto la ministra. “Sono stati mesi intensi, impegnati in primo luogo ad assicurare la continuità dei servizi giudiziari, nonostante l’enorme difficoltà”. Eppure, in questi dieci mesi “abbiamo anche aperto un enorme cantiere di investimenti, interventi, progetti, riforme, per migliorare il servizio della Giustizia”.

Un momento storico nel quale “stiamo tutti condividendo una straordinaria occasione per trasformare la Giustizia, da punto di debolezza del nostro Paese, in uno dei suoi asset principali”.

Il servizio della Giustizia, ha ricordato infine Marta Cartabia, è diretto a persone in carne ed ossa, singole vite reali: “Ci sono dei volti, come quelli dei tanti cittadini che sto incontrando qui o nel mio viaggio in Italia: ci sono le madri di Genova; ci sono i familiari delle vittime del 2 agosto di Bologna; ci sono le vedove della strage di San Marco in Lamis, nel foggiano. C’è il professore di Napoli, che chiede di tornare ad insegnare dopo un’assoluzione arrivata a 20 anni di distanza e ci sono gli imprenditori di Palermo che lottano contro il racket. E c’è poi quell’anziana madre, che volli chiamare dopo aver ricevuto la sua lettera in cui denunciava i problemi logistici che tenevano bloccato il processo per la morte del figlio in un incidente sul lavoro. Troppe volte continuano a ripetersi: una piaga e un dramma inaccettabile”.