“Nel loro ricordo”, in memoria dei Caduti della Polizia penitenziaria

Assunta Borzacchiello presenta il suo libro “Nel loro ricordo” al Salone di Torino
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Ci sono libri che informano e altri che raccontano. E poi ci sono quelli che custodiscono. “Nel loro ricordo. I Caduti del Corpo di Polizia Penitenziaria”, curato da Assunta Borzacchiello, appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria: un’opera che vuole essere un archivio morale prima ancora che storico, per dare dignità, voce e volto a uomini e donne che hanno perso la vita nell’adempimento del proprio dovere.

Il senso profondo del progetto emerge con chiarezza fin dalle prime pagine. Nella presentazione, il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Stefano Carmine De Michele scrive che “richiamare con forza i Caduti alla memoria collettiva e mantenere perciò vivo il loro ricordo costituisce oggi il principale dovere dell’Amministrazione”. Un atto al tempo stesso istituzionale e umano, quindi, che declina il valore della memoria come responsabilità.

Il volume è costruito come una raccolta di profili biografici che attraversano decenni di storia italiana a partire dall’8 settembre 1943. La scelta non è casuale: come spiega l’autrice in una nota, fu la commissione incaricata a individuare la data da cui avviare le verifiche. Questo radicamento storico conferisce al libro un forte valore documentale, poiché inserisce ogni vicenda individuale nel contesto più ampio delle trasformazioni del Paese e del sistema penitenziario dal dopoguerra fino agli ultimi anni del XX secolo.

Cantiello e Gaeta 19 giorni prima della rivolta
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Francesco di Cataldo - funerali
Francesco di Cataldo – funerali

Ma ciò che distingue davvero l’opera è lo sguardo profondamente empatico con il quale le sessanta vicende umane vengono raccontate. Le biografie non si limitano infatti a registrare eventi tragici, ma cercano di restituire “lo spessore umano della Vittima del dovere, la sua autentica dimensione personale”. È qui che il lavoro di Susi Borzacchiello si rivela prezioso: attraverso documenti, testimonianze e ricordi familiari, ogni nome si trasforma in storia e ogni storia in una presenza viva.

Imponente – e decisivo – è stato il lavoro di ricerca. È l’autrice stessa a esporre i criteri adottati per l’inclusione dei caduti, tra cui figurano “Vittime del dovere […] Caduti in servizio e per causa di esso […]”. Le fonti principali provengono dai fascicoli personali conservati negli archivi del Dap, arricchiti da contributi esterni e testimonianze dirette. Come sottolinea Borzacchiello, “preziosi sono stati i ricordi dei familiari che hanno reso testimonianza diretta della vita dei propri cari”.

D’altronde Susi Borzacchiello, già dirigente delle Funzioni Centrali, è stata per tanti anni al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, con l’incarico di responsabile dell’Ufficio stampa, relazioni esterne e comunicazione istituzionale. Un ruolo che le ha consentito di appassionarsi all’idea di questo libro, svolgere attività di ricerca e di recupero di materiale documentale ed entrare in contatto con le famiglie e gli amici di quei Caduti di cui il libro celebra la memoria.

Roma, Viale Caduti della Polizia penitenziaria
Roma, Viale Caduti della Polizia penitenziaria

Il volume ha indubbiamente la capacità di parlare al passato, ma anche e soprattutto al presente e al futuro. Pure la presentazione del capo del Dap insiste su questo punto, evidenziando come il ricordo dei caduti sia “un dovere verso le nuove generazioni affinché traggano dalla loro conoscenza esempi di vita”. In questo senso, De Michele – come noi, d’altronde – affida all’opera una dimensione educativa che parla di sacrificio, senso del dovere e appartenenza: non meri concetti astratti, perché non si riferiscono a eroi astratti, ma a vicende di persone comuni. Ed è proprio questa normalità a rendere straordinario il loro gesto e potente il messaggio che ne deriva.

“Nel loro ricordo” è un libro necessario. Non solo per chi appartiene al Corpo di polizia penitenziaria, ma per chiunque voglia comprendere il significato più autentico del servizio allo Stato e, non di meno, della difesa della legalità. In un tempo in cui la memoria rischia di diventare superficiale o selettiva, questo volume rappresenta un esempio virtuoso di come si possa custodire il passato con rispetto e umanità. E, soprattutto, di come il ricordo possa trasformarsi in responsabilità di tutti.

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