Nola, l’evoluzione del progetto ‘Michele parla come me’

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È stato pubblicato sul sito del Ministero la nuova edizione del report digitale “Michele parla come me”, un modello educativo peer to peer, per la prevenzione del bullismo, del cyberbullismo, dei reati in rete e per l’emersione delle vittime.

Nato da un protocollo d’Intesa, sottoscritto a Napoli nel 2024 da istituzioni pubbliche ed enti del privato sociale, è stato replicato per il 2026 nel territorio di Nola.

Consapevolezza digitale: il progetto pilota di Napoli

Arturo Avolio, segretario generale della Corte d’appello di Napoli, ha sottolineato come questa estensione all’Istituto Comprensivo Giordano Bruno-Fiore Sanseverino di Nola appare di fondamentale importanza: “Portare questo modello nella provincia è una scelta strategica: la legalità deve abitare i territori”.

Trenta le classi coinvolte, con studenti dagli undici ai tredici anni di età. Anche nel 2026, i minori e i giovani adulti in carico alla giustizia minorile sono stati inseriti nel progetto. Individuati dall’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni, dopo un apposito corso di formazione, hanno realizzato attività di prevenzione e responsabilizzazione con gli studenti in un dialogo tra pari.

Gli interventi di formazione sono stati destinati anche agli insegnanti e ai genitori e hanno permesso una riflessione sulle fragilità dei giovani in relazione al web. L’obiettivo primario è stato quello di prevenire i reati informatici e favorire l’emersione delle vittime nel contesto scolastico. I risultati raggiunti, i dati e le testimonianze dei partecipanti sono stati pubblicati in formato digitale per poter dare la possibilità a chiunque di metterlo in pratica.

Come già avvenuto nel 2025, si è attivata un’importante rete territoriale, che ha permesso la collaborazione tra il Tribunale per i Minorenni di Napoli, la Procura della Repubblica, l’istituto scolastico e gli enti del Terzo settore. Carolina Iapicca, referente per il dipartimento Giustizia minorile e di Comunità, e Giuseppe Marino, coordinatore della Fondazione don Calabria ETS, concordano nell’affermare che il vero motore del progetto è stato il modello educativo adottato: “Un peer to peer, con messaggi che arrivavano da chi parla il loro linguaggio e conosce le paure e le ansie, perché le vive allo stesso modo”.

Il significato di Michele parla come me é tutto lì, funziona proprio perché Michele parla come me e perciò lo ascolto e gli dò fiducia” ha dichiarato, infatti, un minore partecipante.

Il report ha mostrato alcune criticità che meritano un’attenzione costante. Ne sono un esempio, la tendenza a considerare normali alcuni comportamenti che in realtà configurano il reato di diffamazione o molestie e una marcata difficoltà nel percepire il dolore della vittima quando la comunicazione viene mediata da uno schermo. È risultato necessario, dunque, la necessità di passare da un controllo punitivo a un monitoraggio empatico. Investire nella prevenzione, nell’ascolto e nel dialogo sono le possibili chiavi di risoluzione del fenomeno.

Un giovane partecipante ha dichiarato che, se avesse avuto la possibilità di partecipare al progetto in passato, avrebbe sicuramente evitato alcune situazione che lo hanno condotto nell’ambito giudiziario. Non a caso, Patrizia Imperato, procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Napoli, ha tenuto a precisare che: “Nessun ragazzo può essere considerato perduto in partenza. Affinché i percorsi di recupero possano realmente realizzarsi, è necessario che la società nel suo complesso torni a investire sulla responsabilità educativa degli adulti e sulla loro capacità di accompagnare i giovani nei passaggi più complessi della loro crescita”.

In uno dei tanti post-it che raccontano i pensieri dei ragazzi durante il progetto, si legge: “Penso che un minore possa usare i social se ben educato sui pericoli della rete“. Questa breve riflessione spiega il senso dell’iniziativa promossa dal dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità. Non un insegnamento astratto ma un vero e proprio modello replicabile su scala nazionale, fatto di relazioni significative, sostegno, empatia e consapevolezza digitale.