Nordio a Rai Radio1: “Fucilazione in diretta streaming? Un orrore”

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Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è stato ospite questa mattina della trasmissione Ping Pong su Rai Radio1, rispondendo a diverse domande sui temi di attualità, tra i quali quello sulla proposta di un avvocato padovano di istituire a Padova una Camera arbitrale islamica per risolvere controversie civili e commerciali secondo i principi della sharia. “Ho definito metafisica la questione della Camera arbitrale islamica a Padova – ha detto Nordio – e non troverei aggettivo più adeguato. So che la procura di Padova ha aperto un’inchiesta e ho già manifestato la mia assoluta e incondizionata fiducia nell’opera della magistratura di Padova, che peraltro conosco personalmente. Tutto il resto è fuori del mondo. Esprimendomi in termini tecnici, direi che non è negoziabile nessuna alternativa a quella che è la legge italiana, rappresentata dalla Costituzione e dalla normativa primaria e secondaria, quindi dalle leggi, dai regolamenti e dalle discipline”.

“Se la nostra legislazione ammette, come ammette, che in certi settori di diritti disponibili, tipo alcune transazioni commerciali, si possa arrivare a un arbitrato che prescinde dall’intervento dell’autorità giudiziaria, questo è sempre accaduto – ha aggiunto il Guardasigilli -, anzi auspichiamo che aumenti proprio per deflazionare l’attività dei giudici professionisti. Ma non ha niente a che vedere né con la legge islamica, né con la dottrina cattolica, né con la dottrina scintoista, né altro. Si tratta di diritti disponibili, per situazioni molto circoscritte, certamente non il matrimonio, e per le quali la legge italiana già esiste. È proprio metafisico parlare di inserimenti di principi della sharia in una legislazione laica come la nostra”.

In riferimento a una domanda sull’ipotesi, avanzata negli Usa, di trasmettere in diretta streaming la fucilazione del condannato per la strage di Fort Hood del 2009, prevista il 3 dicembre, il ministro ha detto: “Io ho una sola parola per questo: orrore. E poi un auspicio: che cambino idea”.

Rispondendo alla domanda se prevalga la norma sul buon senso nel caso dell’uomo scarcerato a Torino dopo un paio di giorni, accusato di aver molestato una bambina di 13 anni in un market, il ministro ha dichiarato: “Fino a quattro anni fa scrivevo felicemente, come collega suo e di altri giornalisti, gli editoriali su alcuni giornali, commentando queste cose con una certa libertà. Oggi come ministro della Giustizia non posso, non voglio e non devo commentare: sono decisioni nelle quali la magistratura è assolutamente sovrana”. “Il compito del ministro della Giustizia – ha aggiunto Nordio -, anche quando in casi rarissimi deve mandare gli ispettori, non è tanto quello di sindacare il merito della decisione, ma di vedere se siano state rispettate le procedure e i termini, se vi sia stata una clamorosa violazione di deontologia, ma senza entrare minimamente nel merito della questione, che ancora una volta, a costo di essere banale e prolisso, dipende esclusivamente dall’autonomia del magistrato”.

L’autonomia della magistratura è il principio sottolineato anche nella risposta alla domanda sull’inchiesta del quotidiano La Stampa sui permessi premio concessi anche a capi clan e a detenuti al 41 bis, e sull’allarme lanciato dalla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo per l’incremento dei benefici penitenziari ai condannati per mafia. “Mi stupisco che questo tema sia stato sollevato da un giornale, perché anche queste sono decisioni che spettano alla magistratura nella sua assoluta autonomia e indipendenza. Il compito del ministro della Giustizia ha certi limiti: semmai è quello di ratificare o di dare esecuzione a queste decisioni, ma, ripeto, senza entrare nei tecnicismi, sono decisioni che spettano alla magistratura”.