Nordio ad Atreju: “i pm non possono dare i voti ai giudici”

Atreju 2025, dibattito sulla riforma costituzionale col il ministro Nordio, i favorevoli e i contrari (Credit: Ministero della Giustizia)
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Un dibattito costruttivo sul sì e sul no alla riforma costituzionale. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ne ha parlato sul palco di Atreju, in corso nei giardini di Castel Sant’Angelo. Un dialogo con i contrari – Silvia Albano, Gaetano Azzariti e Debora Serracchiani, e i favorevoli – Antonio Di Pietro, Sabino Cassese e Alberto Balboni, moderato dal direttore del Foglio Claudio Cerasa.

 

Il ministro Carlo Nordio (Credit: Ministero della Giustizia)
Il ministro Carlo Nordio (Credit: Ministero della Giustizia)

 

Nessun intento punitivo nei confronti della magistratura. Lo ha ribadito il Guardasigilli, sottolineando che la riforma è invece “la conseguenza costituzionale dell’inserimento del processo accusatorio voluto da un eroe della Resistenza, Giuliano Vassalli”. Un processo di tradizione anglosassone che ha come caratteristica essenziale, ha proseguito il Guardasigilli, “proprio la separazione delle carriere tra ‘prosecutors’ e ‘judges’”. La modifica alla Carta esalterà, inoltre, il ruolo del pubblico ministero: “viene elevato di rango, perché assume la stessa parità formale e sostanziale del giudice”. Il Ministro è tornato sull’accostamento della riforma a quella del programma della loggia massonica P2, bollandolo come “miseria argomentativa”. E sulla probabile data del referendum: “si terrà a marzo, il giorno esatto non dipende da noi”.

 

La magistrata e presidente di Magistratura Democratica, Silvia Albano (Credit: Ministero della Giustizia)
Silvia Albano, magistrata e presidente di Magistratura Democratica (Credit: Ministero della Giustizia)

 

Il senso dell’intera modifica costituzionale, ha ribadito Nordio, è che “i pubblici accusatori non possono dare i voti ai giudici. Questa cosa non sta nè in cielo nè in terra”. E sulle distorsioni nei rapporti tra pm e giudice è intervenuto anche l’ex magistrato Antonio Di Pietro: “Ho vissuto le mie esperienze da magistrato in simbiosi con i gip. E sono qui perché ho subito la simbiosi tra pm e giudici”. Ribadendo, poi, il suo convinto sì al referendum: “Voterò sì, perché a me piace guardare la norma per quel che è non per chi la presenta o l’ha presentata”.

 

L'ex magistrato Antonio Di Pietro (Credit: Ministero della Giustizia)
Antonio Di Pietro, avvocato ed ex magistrato (Credit: Ministero della Giustizia)

 

Sul fronte dei contrari, Silvia Albano, presidente di Magistratura Democratica (MD), ha sottolineato i rischi derivanti dal sorteggio dei membri del Csm: un metodo opaco, per la magistrata, che da un lato “non risolve il problema di degenerazioni etiche, che ci sono effettivamente state”; dall’altro, “avremo dei sorteggiati al Csm che non risponderanno d’avanti a nessuno perché nessuno li ha proposti”. Di sorteggio come “no alla democrazia” ha parlato anche Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia per il Pd, che ha sottolineato come, per lei, gli obiettivi siano “l’indipendenza e l’autonomia della magistratura e colpire il Csm”.

 

La deputata e responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani (Credit: Ministero della Giustizia)
La deputata e responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani (Credit: Ministero della Giustizia)

 

Il giurista Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, ha anche sollevato il problema della scelta arbitraria dei componenti del Csm: “ammesso e non concesso che il Consiglio possa essere o no equiparato a un organo di alta amministrazione, i dirigenti amministrativi non subiscono un processo di selezione?”.

 

Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma. (Credit: Ministero della Giustizia)
Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma. (Credit: Ministero della Giustizia)

 

Sulle tante domande sull’efficacia del sorteggio, Alberto Balboni, senatore FdI, ha sottolineato come questo metodo di selezione non sia una novità nell’ordinamento italiano: è usato per i membri del tribunale dei ministri, per i giudici popolari in Corte d’Assise, per i componenti della Corte che giudica sui reati presidenziali. “Non è la soluzione ideale, ma è una medicina contro il correntismo nella magistratura”, ha sottolineato.

 

Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale (Credit: Ministero della Giustizia)
Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale (Credit: Ministero della Giustizia)

 

Sabino Cassese, presidente emerito della Corte costituzionale, tra i sostenitori del Sì, ha spiegato con una metafora il senso della separazione delle carriere. “Un anestesista e un chirurgo sono tutt’e due laureati in medicina, ma – ha sottolineato il giurista – il chirurgo fa una cosa e l’anestesista un’altra. E a me non farebbe piacere di essere operato dall’anestesista invece che dal chirurgo”.

 

Alberto Balboni, senatore FdI (Credit: Ministero della Giustizia)
Alberto Balboni, senatore FdI (Credit: Ministero della Giustizia)

 

In chiusura, c’è stato uno scambio tra il Guardasigilli e la presidente di MD. Silvia Albano ha manifestato preoccupazione per i 12mila funzionari precari dell’ufficio per il processo. Il Ministro ha assicurato che “nei limiti in cui il Pnrr e i vincoli internazionali ce lo permettono, faremo di tutto per stabilizzare, come abbiamo fatto già dall’inizio, rimodulando vincoli accettati dal governo in epoca antecedente”. Nordio ha dunque ribadito un impegno massimo sul punto, perché “l’efficienza della giustizia deve andare di pari passo con una giustizia giusta e imparziale”.