Nordio alle detenute della Giudecca: “mai disperare”
11 Febbraio 2026
“Mai disperare, e guardare al futuro alla luce della bellezza che dà l’arte, e la musica in particolare”. È il messaggio che il guardasigilli Carlo Nordio manda alle detenute della Giudecca di Venezia, in occasione della lectio magistralis tenuta nell’istituto da Beatrice Venezi. Al centro della prolusione della direttrice d’orchestra c’è il Va, pensiero, famoso coro del Nabucco di Giuseppe Verdi.
“La privazione della libertà – dice Nordio nel suo videomessaggio – è una delle sciagure peggiori che possano essere inflitte a una persona”. E anche se le sanzioni irrogate sono legittime, “nulla tolgono al dolore e alla sensazione di emarginazione che avete”, prosegue. Ma il messaggio che arriva dal coro verdiano è di speranza: “mai pensare che tutto finisca qui e trarre vantaggio, nei limiti del possibile, dalla situazione di disagio e dolore in cui ci si trova”, è il consiglio del Guardasigilli. Nordio ricorda poi che, nonostante le difficoltà del mondo carcerario, la realtà di Venezia è “una sorta di modello”.

Del mestiere del direttore d’orchestra come “atto di governo del caos” parla la direttrice della casa di reclusione, Maurizia Campobasso, in apertura dell’iniziativa a Venezia. La musica, prosegue, “insegna una cosa essenziale: il disordine può diventare forma”. In questa prospettiva, portare la testimonianza di Venezi “significa offrire alle detenute un’immagine concreta di trasformazione: non la rimozione del dolore, ma la sua organizzazione in un linguaggio condiviso”.
E se le musica è “un luogo neutro, privo di etichette e gerarchie precostituite”, la lectio non è una “lezione morale, ma una testimonianza di metodo”; in particolare, spiega ancora Campobasso, “come si costruisce l’armonia, come si affronta l’errore, come si riparte dopo una dissonanza”. Infine, la similitudine della direttrice tra carcere e orchestra, che “può funzionare solo se ciascuna voce trova il proprio posto, senza essere annullata”.

Durante la sua lectio magistralis, Venezi spiega il potere curativo della musica: essa “trasforma il dolore in voce, la solitudine in ascolto, il silenzio in respiro”. Come per il popolo ebraico, che nel Nabucco canta la propria patria sì bella e perduta, “il dolore non viene negato, viene cantato. E ciò che viene cantato non resta muto, non resta chiuso dentro”. Venezi sottolinea che ciò che la musica può fare è “non toglierci il peso, ma aiutarci a portarlo. Finché esiste una musica che possiamo ascoltare, finché esiste un canto che possiamo anche solo ricordare, qualcosa in noi continua a vivere, a respirare, a resistere”.
Presenti all’iniziativa anche il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi e il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco.