Nordio: “Giustizia, integrare con misericordia e perdono”

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“La visione cristiana della giustizia è stata recepita dalla tradizione giudaico cristiana, che costituisce la gloria della nostra civiltà”.

Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio oggi  al convegno “Sua cuique tribuere. Giustizia tra fede e diritto. Riflessioni giubilari dei giuristi” a Roma, nella Sala Giovanni Paolo II adiacente a piazza San pietro. L’evento ha inteso esplorare, in linea con lo spirito giubilare, il tema della giustizia dal mondo antico ai tempi odierni. Il punto di partenza delle riflessioni è stato il pensiero di tre autori: Sant’Agostino, Giorgio La Pira e Piero Calamandrei.

L’iniziativa promossa dal Consorzio universitario Humanitas, ha visto la partecipazione di vertici della Chiesa cattolica come il Cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi e il Vescovo Krzysztof Józef Nykiel, reggente della Penitenzieria apostolica.

Dopo la lettura dei messaggi che i ministri Anna Maria Bernini, Università e ricerca, e Giuseppe Valditara, Istruzione e merito, hanno voluto indirizzare a organizzatori e partecipanti, ha preso la parola Fabio Pinelli, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, che ha ricordato come occorrano “azione, impegno e responsabilità per realizzare la giustizia”.

 

 

Il Guardasigilli, dopo aver ricordato il periodo della lotta al terrorismo vissuto quando era magistrato, ha compiuto un ampio excursus sul senso della giustizia nell’Antico e Nuovo testamento, che è “tutto ispirato al senso della giustizia fin dai primi profeti” con un focus sui libri di Giobbe e del Qohelet. Premettendo poi, che “l’uomo deve ispirare il proprio comportamento alla giustizia”, Carlo Nordio ha sottolineato come proprio la giustizia vada “integrata con misericordia e perdono”, e altrettanto “la pena non deve mai essere svincolata dalla speranza”.

Intervistato sul rapporto tra diritto e fede, dalla stampa presente a margine dei lavori del convegno, il ministro della Giustizia ha evidenziato come “il diritto guarda alla convivenza sociale e deve produrre delle norme che la facilitino” e che il diritto penale che la regola, “poggia su due principi: non lasciare impunito il delitto e non condannare l’innocente”. Infine –  ha continuato Nordio – si devono rendere “le norme il più possibile aderenti alla razionalità”, ma allo stesso modo queste vanno conciliate con lo “spirito di solidarietà, fratellanza e misericordia della civiltà cristiana”.