Nordio: “Il Ministro non é un passacarte ma organo istruttorio”

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“I rapporti di cooperazione tra lo Stato italiano e la Corte penale internazionale sono curati in via esclusiva dal Ministro della giustizia, al quale compete di ricevere le richieste della Corte e, ove ne ricorra la necessità, di concordare la propria azione con quella di altri ministri interessati, con altre istituzioni o organi dello Stato”. Così il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in uno dei passaggi della sua replica alla Camera durante la discussione della mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni in merito al caso del comandante libico Almasri.

Il testo oggi respinto a Montecitorio, nella richiesta di dimissioni, ricordava come “il ministro della giustizia, non dando seguito alla richiesta di mandato d’arresto della Corte penale internazionale” nei confronti del generale Almasri “si è posto in aperto contrasto con il dettato costituzionale di cui all’articolo 10 che impone il rispetto delle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute e dei trattati, nonché con le leggi italiane, quale la legge n. 237 del 2012”.

“L’attività del ministro della Giustizia – ha proseguito – non è quella di passacarte ma di un organismo che deve avviare un’attività istruttoria o pre-istruttoria, che potrebbe coinvolgere anche altri organi”. Nel caso poi del mandato di arresto per il generale libico, Nordio lo ha dovuto fare necessariamente perché gli atti arrivati dalla Corte penale internazionale “sono risultati poco convincenti, hanno rivelato dubbi e inesattezze, in particolare sul tempus commissi delicti“, al punto che “la stessa Corte, dopo sei giorni ha cambiato completamente il testo e non perché ha corretto un errore materiale, cosa che può accadere con lo ius penitendi, ma perché ha cambiato niente meno che l’elemento strutturale del reato, cioè l’elemento fondamentale senza il quale o essendo erroneo, l’atto di imputazione nel nostro ordinamento è radicalmente nullo “.

Quindi, ha concluso Nordio, “il tempo, 48 ore, che il Ministro si è preso per cercare di capire gli aspetti delle accuse ad Almasri, non è stato un tempo dedicato a favorirne la fuga, l’uscita o la liberazione, ma un tempo utile per rapportarsi con chi di competenza, per capire se questo atto dovesse avesse avere un seguito”.

A conclusione della replica e delle successive dichiarazioni di voto, la mozione di sfiducia è stata respinta con 215 voti contrari e 119 a favore.