Nordio: “Lavoro, cultura e sport per umanizzare la pena”
30 Dicembre 2024
“Il Papa guarda alle coscienze, lo Stato guarda alla certezza del diritto” così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sintetizza le diverse posizioni di Chiesa e Stato su i temi dell’amnistia e dell’indulto che “sono plausibili come segno di forza e di magnanimità, ma se vengono interpretati come provvedimenti emergenziali svuota-carcere sono manifestazioni di debolezza”.
Nordio, nell’intervista rilasciata a Elisa Calessi per Libero, parte dal 26 dicembre quando, nel giorno di Santo Stefano, ha accompagnato Papa Francesco nel carcere romano di Rebibbia per l’apertura della Porta Santa, cosa mai fatta in precedenza, “un gesto evangelico davanti al quale dobbiamo inchinarci” commenta “ma, oltre alla vicinanza cristiana, questa visita ci ammonisce a evitare quella ‘cultura dello scarto’ che ci fa dimenticare chi sta espiando la pena”.
Sebbene per strade differenti, Stato e Chiesa perseguono lo stesso obiettivo: la dignità e la rieducazione di colui che ha sbagliato, il ristoro della vittima e la sicurezza del cittadino ma anche l’umanizzazione della pena attraverso il lavoro, le attività culturali e quelle sportive. E sono diverse le misure allo studio di questo Ministro e delle strutture dell’Amministrazione della Giustizia: dalla limitazione della carcerazione preventiva “enfatizzando la presunzione di innocenza” alla creazione di strutture che consentano a chi un domicilio non ce l’ha – per esempio gli stranieri clandestini – di poter scontare gli arresti fuori dal carcere, ma anche la stipula di accordi coi Paesi da cui provengono, per consentirgli di espiare la pena più vicino a casa. E poi ancora pene alternative e ristrutturazione di caserme dismesse per diversificare la detenzione.
L’intervista ha anche affrontato la tragedia dei suicidi in carcere che, secondo Nordio “non è correlata al sovraffollamento, ma piuttosto alla solitudine, al dolore, alla mancanza di prospettive”. E proprio sul sovraffollamento ha voluto ricordare che l’Italia “è uno dei pochi paesi non sanzionati dalla Cedu per le condizioni dei detenuti, dal momento che sono rispettati i limiti fissati dall’Ue” (3 metri quadrati per detenuto).