Nordio, parlare  di indulto senza conoscerne gli effetti é improprio

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“Il sovraffollamento carcerario lede la dignità della persona ma misure lineari e automatiche, come la storia ci insegna, non sono strumenti risolutivi.

Nel  luglio 2006, con il Governo Prodi, la popolazione detentiva era pari a 60.710 detenuti. Con l’indulto del 2006 furono rimessi in libertà il 36 % dei detenuti.

Risulta però che già nel febbraio 2008 le presenze detentive aumentarono nuovamente a 51.195 e nel luglio 2009 a 63.472, in misura addirittura superiore a quella registrata tre anni prima, mantenendo peraltro una crescita costante.

Inoltre, nel giro di soli tre anni fu  registrata una recidiva del 48%.

Questi numeri dimostrano che le misure lineari e automatiche non funzionano, dovendosi diversamente adottare misure che tengano conto delle specificità trattamentali dei singoli detenuti.

In questa direzione e in attuazione della normativa già esistente, abbiamo accertato che 10.105 detenuti cosiddetti definitivi – con pena  residua sotto i 24 mesi, per reati diversi dagli ostativi di cui all’articolo 4 bis O.P.  e che negli ultimi 12 mesi non hanno riportato sanzioni disciplinari gravi – sono  potenzialmente fruitori di misure alternative alla detenzione in carcere.

Di conseguenza, il Ministero, ha istruito una task force che ha già attivato interlocuzioni con la magistratura di sorveglianza e con i singoli istituti penitenziari per  favorire la definizione delle posizioni. La collaborazione istituzionale sta consentendo un iter più veloce delle pratiche già incardinate innanzi i Tribunali di sorveglianza, attraverso lo scambio di dati e notizie riguardanti i singoli detenuti”.

Così il Ministro della giustizia, Carlo Nordio.