“Riforma epocale? Adattamento tardivo principi codice accusatorio”
27 Settembre 2025
“La riforma della giustizia, quando sarà approvata, costituirà veramente una importantissima svolta, una rivoluzione copernicana” ha affermato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo da remoto al XX congresso dell’Unione delle Camere penali italiane, in corso a Catania.
Nordio, che esordendo nel suo intervento e rivolgendosi alla platea composta prevalentemente – ma non solo – di avvocati, ha fatto riferimento ai tempi dei lavori parlamentari che ancora non hanno consentito “di inserire la figura dell’avvocato in Costituzione”, ha espresso l’auspicio che, sulla riforma della giustizia non si faccia una battaglia di civiltà, ma che “la discussione rimanga nei suoi termini concreti, reali, civili e giuridici, illustrando ai cittadini il suo significato reale”. E che forse, più che di ‘riforma epocale’ dovremmo parlare “di un adattamento tardivo ai principi del codice accusatorio che é stato introdotto quasi 40 anni fa da un eroe della Resistenza come il prof Vassalli”.
“Vi sono delle buone ragioni per essere perplessi su alcune parti di questa riforma” ha concesso Nordio nel corso del suo intervento, ma quando, come in questo caso – ha proseguito – “le buone ragioni cedono alle ragioni migliori” allora si va avanti, perché questa riforma costituzionale sarà importante anche per i “rapporti fra avvocatura, magistratura requirente e magistratura giudicante”.
Riforma della giustizia, che entro novembre dovrebbe chiudere il suo passaggio parlamentare con la seconda approvazione in Senato, e poi il referendum, probabilmente in primavera, che “non deve trovarci impreparati” sottolinea Nordio, ed é per questo che “stiamo già lavorando su bozze anche avanzate di leggi di attuazione, perché altrimenti dovremmo perdere altri mesi, per non dire anni”.
Il Guardasigilli – sollecitato dal presidente dell’Ucpi Francesco Petrelli – ha anche affrontato il tema del sovraffollamento carcerario e di come e quanto possa realmente incidere sul terribile dato dei suicidi in carcere, definito dal Nordio “un fardello di dolore”, ritenendo che questo possa incidere sull’aggressività, mentre la solitudine e la disperazione sarebbero alla base del gesto estremo, che spesso viene compiuto “nell’imminenza della liberazione, così indicando il disagio e la mancanza di speranza di chi sta per uscire”.