“Obiettivo serenità”. Parla Abossida, Comandante di Alessandria

Maria Luisa Abossida, Comandante degli istituti penitenziari di Alessandria
FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Maria Luisa Abossida Comandante

Maria Luisa Abossida è Dirigente aggiunto di Polizia Penitenziaria. Calabrese di Crosia (CS), 46 anni, dal 29 giugno scorso è la nuova Comandante degli istituti penitenziari di Alessandria, sia della Reclusione che della Circondariale. I due istituti, a seguito di un provvedimento del Capo del DAP, sono stati unificati dal 2016, anche se restano in due edifici distinti del capoluogo piemontese. A pochi giorni dal suo insediamento, abbiamo voluto raccogliere le sue prime impressioni.

Innanzitutto, congratulazioni! Ad Alessandria torna un Comandante effettivo dopo un paio di anni nei quali si sono alternati Commissari in missione. È un bel segnale per tutti: per gli istituti, per il personale di Polizia Penitenziaria e per gli stessi detenuti.
“Sicuramente lo è. Ed è quanto ho tenuto a sottolineare anche nelle prime conferenze di servizio fatte in entrambi gli istituti, nelle quali ho espresso al personale l’impegno ad essere sempre presente, a guidare personalmente i reparti e a voler trasmettere serenità sul lavoro. Perché sono fermamente convinta che chi opera serenamente riesce a dare il meglio di sé ed è questo l’obiettivo principale che mi sono prefissa di raggiungere con il personale”.

L’aspetta la gestione di due istituti geneticamente differenti…
“Sì, sono molto diversi. La Casa di reclusione è l’istituto a cui sono stata effettivamente assegnata, alla Circondariale resterò invece solo temporaneamente. In questi primi giorni ho potuto constatare di persona che c’è una profonda diversità non soltanto nella gestione dei detenuti, ma anche nell’organizzazione. Tuttavia devo anche dire che a qualche mia difficoltà iniziale hanno saputo sopperire più che egregiamente gli ispettori e in particolare anche un vice comandante che ho trovato nei due istituti. Che mi hanno accolto benissimo e mi stanno accompagnando in queste prime giornate di lavoro”.

Lei è un comandante di esperienza: vice a Milano Opera, poi alla guida dei reparti delle circondariali di Brescia e Velletri. Cosa significa ogni volta ricominciare una nuova avventura professionale?
“È sicuramente una motivazione in più. Personalmente ritengo che un comandante non debba soffermarsi alla guida di un reparto per più di cinque anni, proprio perché penso che una nuova avventura professionale costituisca per ciascuno una buonissima motivazione. E poi perché questo avvicendarsi può evitare al personale del reparto un certo appiattimento. Per cui al massimo ogni cinque anni sarebbe bene cambiare, proprio per cercare nuove motivazioni e anche per crescere. Perché quando si cambia incarico e istituto si cresce assolutamente”.

In bocca al lupo e buon lavoro Comandante!