Pannella, spina nel fianco del potere, speranza degli oppressi
19 Maggio 2026
“Una personalità politica che ha impresso un segno nella storia della Repubblica”. E’ così che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato Marco Pannella oggi, a 10 anni dalla sua scomparsa. “Portò la sua critica e le sue idee al centro del confronto pubblico, anche con modalità inedite, ispirandosi alla lezione gandhiana”. E furono anni di battaglie per i diritti civili, furono scioperi della fame e della sete, fu disobbedienza civile e proteste non violente. Termini che entrarono nel linguaggio politico, scuotendo dalle fondamenta il Palazzo, costringendolo a fare i conti con Giacinto Pannella, detto Marco, e con altri pochi ma determinati che lo seguirono “sulla sua cattiva strada”.
“Il referendum era per lui lo strumento più alto della democrazia diretta, un modo per rafforzare la rappresentanza attraverso la partecipazione popolare”, ha commentato Francesco Paolo Sisto, sottosegretario alla Giustizia, intervenendo al convegno ‘Dieci anni senza Marco Pannella. Fare di una mancanza una presenza’. Sisto ha ricordato le campagne portate avanti dai radicali: “Le lotte per il garantismo, per la giustizia, per la tutela dei detenuti, per il miglioramento della situazione carceraria”. E ancora andando indietro nei ricordi e nel tempo, la battaglia per il referendum sul divorzio che nel 1974, prosegue Sisto, “cambiò il Paese”.
Simonetta Matone, magistrata prima e deputata poi, ricorda Marco e le sue battaglie per la popolazione penitenziaria e per il sistema detentivo italiano: “Quando ho cominciato a lavorare, le carceri erano luoghi di oppressione, segregazione e addirittura maltrattamenti. Nel corso degli anni, grazie alla legge Gozzini ma anche a uomini come Marco Pannella, la situazione é potentemente migliorata e oggi abbiamo un assetto normativo degno di un Paese civile”.
Monsignor Paglia ricorda quando nel 2016, mentre era in ritiro con Papa Francesco, Pannella lo mandò a chiamare. Era nella sua casa, in via dei panettieri, dove si sarebbe spento di lì a poco. Il Pontefice mi disse: “Vai immediatamente da lui e mi raccomando, senza farti vedere, dagli la benedizione. Lo stimo molto, è un uomo integro che paga di persona per le sue idee, per il bene della società”.
Tante le testimonianze, i ricordi personali di manifestazioni per i diritti che hanno cambiato gran parte della vita dei cittadini italiani, che ne hanno riscritto presente e aperto il futuro. Dal primo sciopero della fame nel 1965, passando per la campagna per il divorzio, che intraprende assieme al liberale Loris Fortuna, fino al 1974 quando il no all’abrogazione della legge Fortuna-Baslini stravince con quasi il 60%. Approda al Parlamento nel ’76, e sarà rieletto nel 1979, nel 1983, nel 1987 e infine nel 1992. Nel 1979, intanto, insieme a Leonardo Sciascia viene eletto anche al Parlamento Europeo. Avrà compagni di strada che con lui faranno un lungo cammino, da Mauro Mellini a Gianfranco Spadaccia, Adele Faccio, Massimo Bordin e la sua Radio Radicale, le loro conversazioni della domenica, Domenico Modugno ed Enzo Tortora. Emma Bonino, amica e compagna di una intera vita che con lui su quella strada ha condiviso battaglie, digiuni, arresti. Una strada ancora lunga da percorrere, una strada di dignità e rigore, che hanno tracciato. Il cammino dei diritti civili.