Paola Severino: “Se esci dal carcere con un lavoro, sei salvo”
7 Aprile 2025
“Ho svolto con spirito di servizio, da tecnico, il ruolo di ministro della Giustizia, quando il presidente del Consiglio Mario Monti e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano me lo chiesero”. E’ la prof Paola Severino che si racconta a tavola con Paolo Bricco – Sole 24ore – e starla ad ascoltare (ma anche leggerla) è come affacciarsi al sole. Parla della sua Napoli, ma anche di Roma e Milano, e ogni città ha preso un posto dentro lei: la famiglia d’origine è di Napoli, il quartiere del nonno e poi il suo, Pignasecca, “un mondo tutto miseria e nobiltà alla Eduardo Scarpetta. Ho trascorso l’infanzia in quel rione di Napoli. Da bambina calavo il cesto in strada e le donne lo riempivano di pane, frutta e verdura”. Poi, da ragazza, arriva a Roma: “Al pomeriggio – ricorda – finite le lezioni al liceo Dante, andavo in studio da mio zio Massimino, consigliere di Cassazione, che mi raccontava i primi casi di corruzione nei Monopoli dei tabacchi e delle banane”. Milano, che ama molto, arriva dopo, con la professione: “Ho aperto lo studio a Milano subito dopo Mani Pulite”.
Ma nella sua vita arriva anche l’impegno per la Nazione e del suo tempo come ministra della Giustizia, prima donna a rivestire questo ruolo, ricorda sul Sole 24ore quando “in visita a Poggioreale, in una piccola cella, lontano da tutto, trovai un signore che, in napoletano, mi disse che voleva essere trasferito alla Gorgona… gli chiesi perché. Di solito chi è in carcere desidera stare vicino alla famiglia. Lui mi mostrò la foto di un bambino. Era suo figlio. Lui voleva andare alla Gorgona perché, là, c’era un corso per imparare a fare il cuoco. Inoltre, alla Gorgona i reclusi sono impegnati nella cura dei vigneti della famiglia Frescobaldi. Lui voleva dire a suo figlio che avrebbe imparato un mestiere. E che così non sarebbe più tornato in carcere”.
“Chi esce dal carcere e non trova il lavoro ha il 75% di probabilità di commettere di nuovo un reato. Chi torna libero e ha una occupazione stabile ha una probabilità di sbagliare di nuovo pari al 2% contro il 75% della media. Ne vale la pena», conclude Paola Severino.
Credit foto di copertina: Ansa