Papa Francesco, una ‘spudorata’ preferenza per i carcerati

Papa Francesco apre la Porta Santa (Dicastero per la Comunicazione, Città del Vaticano)
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“L’ultima uscita dal Vaticano è stata al carcere di Regina Coeli” scrive sulla Prealpina don David Maria Riboldi, cappellano del carcere di Busto e anima della cooperativa La valle di Ezechiele, attiva nel reinserimento lavorativo dei detenuti della casa circondariale, “resterà scritto negli annali”.

Don Riboldi ha ricordato le tante visite che Papa Francesco ha fatto nei penitenziari; la Porta Santa che il 26 dicembre 2024 ha voluto aprire a Rebibbia; la lavanda dei piedi a 12 tra ragazzi e ragazze dell’istituto  di Casal del Marmo, prima uscita del suo pontificato; l’udienza che nel 2019 ha riservato ai cappellani delle carceri e all’amministrazione penitenziaria nella sua interezza. “Il Vangelo chiede di sporcarsi le mani” ha detto loro, ma lo ha anche dimostrato con la sua vita.

“Perché voi e non io” si é chiesto ogni volta che ha varcato il portone pesante di un carcere. Un mantra che lo ha accompagnato nel suo pellegrinare fra gli ultimi, portando speranza, scambiando i suoi occhi con i loro, “facendo sua la storia di ogni persona detenuta”. Proprio come dice don Rigoldi: “I pubblicani nel Vangelo – i pubblici peccatori – sono la compagnia preferita di Gesù. E Papa Francesco l’ha seguito, accordando una spudorata preferenza alle persone nelle carceri”.

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