Parole oltre le sbarre: la voce di Jamel dall’Ipm di Treviso
15 Maggio 2025
Il testo è stato scelto tra i tanti realizzati dai ragazzi nelle attività del laboratorio di scrittura che si è tenuto nell’Istituto Penale per i Minorenni di Treviso, nell’ambito di un percorso educativo e riabilitativo che vuole promuovere nei giovani detenuti la riflessione critica su sé stessi e sulle proprie esperienze di vita.
A firmarlo è Jamel, un giovane detenuto che ha deciso di raccontarsi con coraggio e sincerità, offrendo una testimonianza autentica e personale e ponendo al centro il tema dell’identità e del cambiamento. Il testo scritto con un linguaggio diretto ed essenziale rappresenta il tentativo di esprimere la complessità del vissuto individuale e la volontà di riscatto.
Questo racconto si inserisce in un più ampio processo di responsabilizzazione e consapevolezza, che trova nella scrittura uno strumento educativo capace di favorire introspezione, confronto e possibilità di rielaborare la propria storia. In un contesto caratterizzato da fragilità, marginalità e condizionamenti sociali, la voce dell’autore si configura come testimonianza di un percorso in divenire, segnato dal riconoscimento degli errori e dal desiderio di cambiamento.
“Io non sono quello che pensi”; nel titolo una dichiarazione forte, quasi un grido che rompe il silenzio spesso imposto dallo stigma e dal pregiudizio. Attraverso parole dirette e autentiche, ci invita a guardare oltre l’etichetta del reato, a riconoscere la complessità delle storie individuali, segnate da solitudini, errori e mancanze, ma anche da desiderio di rinascita.
Jamel non accampa giustificazioni né chiede pietà: chiede ascolto e lo fa con la forza di chi ha scelto di mettersi in gioco, di riconoscere i propri sbagli e di cercare una nuova strada. Leggere il suo testo significa compiere un gesto semplice ma potente, offrire a un giovane una possibilità, quella che tutti – come lui stesso scrive – meritano almeno una volta nella vita.
L’elaborato, pur nella sua dimensione personale, sollecita una riflessione più ampia sul ruolo dell’istituzione penale minorile, sull’importanza delle opportunità educative e sull’urgenza di uno sguardo capace di andare oltre l’apparenza.