Polizia Penitenziaria: un Corpo, tanti volti, 208 anni

Città della Legalità 2025 Polizia Penitenziaria in piazza del Popolo (Credit: Ministero della Giustizia)
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La lince ‘Azzurra’ è come le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria: attenta, silenziosa ma presente, sguardo acuto e capace di vedere oltre. Una festa per tutti, di ogni età, con o senza divisa, quella in piazza del Popolo. La Città della Legalità, inaugurata sabato proprio con la presentazione della nuova mascotte, fino al 25 marzo accoglie chi vuole conoscere meglio cosa fa il Corpo da 208 anni.

Il carcere è l’universo di elezione della Penitenziaria, con la tensione di chi ci lavora tra il dovere di custodia e quello di garantire speranza – “despondere spem“, recita il motto -, aiutando le persone detenute nel percorso trattamentale.

Tra i vari stand della Città della Legalità c’è proprio quello dedicato all’ingresso in questo universo: l’ufficio informatica dipartimentale. Il compito principale è curare l’anagrafica dei detenuti con foto e rilievi dattiloscopici. La tecnologia “aiuta sia la vita di istituto sia noi, che siamo i tutori di queste persone in custodia”, dice il sostituto commissario Amedeo Ciocci.


È da questo ufficio che ha preso il via la realtà aumentata nelle carceri. Un visore, già operativo nel penitenziario di Milano Opera, consente di fare dei tour virtuali e avere tutte le informazioni utili per il primo ingresso. “Stiamo mettendo a punto – prosegue Ciocci – metodi per effettuare video colloqui in tutta sicurezza, per consentire ai detenuti di avere più contatti con la famiglia”.

Spazio poi alle attività di taglio scientifico, come il laboratorio centrale Dna della Polizia penitenziaria, che si occupa di raccogliere i profili genetici di chi viene sottoposto a misure detentive. Profili inseriti nella Banca dati nazionale Dna che, spiega il commissario capo tecnico Elisabetta De Vittori, “vengono confrontati con profili genetici delle tracce sulla scena del crimine, per dare un nome e un cognome a quelli ignoti e rinvenuti dai laboratori di altre forze di polizia”.

Una struttura di legno replica la “camera di pernottamento”. Le celle più moderne sono dotate di due locali: uno con un letto a castello, due tavolini, gli armadietti, un televisore; un altro per il bagno.

Comunicare in un carcere non è semplice. Ecco perché sono essenziali le “domandine”, moduli prestampati presenti in ogni cella. “Il detenuto  scrivano – racconta il sovrintendente Nicola Gioiosa – le smista alla sorveglianza per vidimarle e poi vanno all’ufficio di competenza. Qualsiasi richiesta, da una telefonata a un colloquio, viene fatta tramite domandina”.

In mostra anche gli oggetti che il personale requisisce ai detenuti perché non consentiti. C’è di tutto, da un cucchiaio pressato, a lame rudimentali, ricavate per esempio dai coperchi delle scatolette di tonno, alle siringhe. “Di solito li nascondono nello scarico del water, ma anche nell’imbottitura del letto”, dice Gioiosa. “Questa è una cella moderna: a Regina Coeli e a Poggioreale, dove sono stato in servizio, sono diverse”.

La Città della legalità accoglie, ovviamente, anche i reparti di élite. I baschi bourdeaux del Gruppo operativo mobile sono l’unica nota appariscente di un’attività delicata e silenziosa. Il Gom è infatti il reparto della Penitenziaria che si occupa dei detenuti sottoposti al regime speciale del 41-bis.

Spazio alla new entry: il Gio, nato nel maggio 2024 per fronteggiare rivolte ed eventi critici nelle carceri. “Il Gruppo di intervento operativo”, spiega la direttrice Barbara Omenetti, “è formato da operatori altamente specializzati, che intervengono su disposizione del capo Dipartimento in situazioni di emergenza non altrimenti fronteggiabili”.

Sicurezza personale e vigilanza sono le specialità dell’Uspev. Il personale della penitenziaria che ne fa parte presidia i luoghi sensibili – sedi del Ministero, Cassazione, Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Fa parte dell’ufficio anche il servizio di scorta, a protezione delle personalità che ne hanno diritto, tra cui il Ministro. “Abbiamo vetture specializzate con vari livelli di protezione”, dice l’ispettore Emiliano Cozzi, “e poi c’è una formazione specifica per le scorte, che da un po’ di tempo organizziamo in autonomia rispetto alla Polizia di stato”.

I droni sono ormai familiari per la Polizia penitenziaria; li utilizza, li neutralizza. Il Nic li usa per ricercare elementi di prova. L’attività degli agenti del Nucleo investigativo centrale, specializzato nelle indagini per reati di criminalità organizzata e terrorismo connessi al carcere, è infatti sotto traccia. “È uno strumento essenziale per noi – spiega un agente del reparto -; se c’è uno scambio di denaro o di droga, la ripresa con drone da una buona distanza evita a noi di esporci. Altrimenti rischieremmo di bruciare l’operazione”.

 

Strumenti utili sì, ma a volte da contrastare. “I droni sono usati dalla criminalità per cercare di introdurre oggetti di vario tipo in carcere”, dice Antimo Cicala, direttore della divisione impianti di sicurezza, sistemi antidrone e innovazione tecnologica. “Noi li individuiamo, li respingiamo e li catturiamo”.

Per aumentare la sicurezza negli istituti, è in fase di sperimentazione il cane robot. Zampettante, viene esibito, telecomandato, alla Città della Legalità. Uno strumento innovativo che, racconta Cicala, “aiuterà nella sorveglianza del perimetro degli istituti, ma anche negli interventi in sezione, ad esempio per incendi o rivolte, per avere consapevolezza della situazione e, successivamente, far intervenire il personale”.

Gli amici a quattro zampe in carne e ossa incantano con il loro fiuto. Sono quelli del servizio cinofili della Penitenziaria, essenziali per individuare la presenza di droghe sia all’entrata che durante le perquisizioni nell’istituto. Un’attività serissima, ma per ‘Luna’, ‘Belen’ e gli altri è un gioco che merita una ricompensa. “I nostri cani cercano di intercettare le sostanze stupefacenti per le quali hanno ricevuto un addestramento specifico, presso il centro di Asti”, dice Vincenzo Zito, coordinatore regionale del servizio per la Puglia e la Basilicata.

Molti i giovani presenti per provare le attività sportive delle Fiamme Azzurre insieme agli atleti. Sul ring con il pugile Vincenzo Mangiacapre, bronzo olimpico a Londra 2012; sul tatami con il judoka Antonio Esposito, sul campo da calcio con Diego De Santis dell’Astrea.

La lince Azzurra, nuova mascotte della Polizia Penitenziaria. Credit: Ministero/Dap