Pompei, il ministro Nordio: “Rieducare con cultura e bellezza”

Parco archeologico di Pompeii (Credit: Unsplash)
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“Un’iniziativa che coniuga elementi essenziali per attuare in pieno la funzione costituzionale della pena: il lavoro innanzitutto, ma anche la cultura e la bellezza”.

Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel messaggio inviato in occasione della firma del protocollo d’intesa che consentirà ad alcune persone detenute di svolgere lavori di pubblica utilità presso il parco archeologico di Pompei.

“Dopo quello per i percorsi di messa alla prova – prosegue il Guardasigilli nel suo messaggio -, ora anche questo accordo sul lavoro di pubblica utilità, che consentirà ad alcune persone private della libertà di lavorare presso il parco archeologico più famoso al mondo, assume un valore straordinario. A chi verrà a prestare qui il proprio servizio – persone ovviamente con profili adatti  – noi offriamo una nuova occasione. La offriamo a loro e la offriamo alla nostra società: il lavoro è infatti la via maestra per arrivare alla recidiva zero, evitare cioè che chi abbia commesso un reato torni a delinquere”.

L’accordo è stato firmato stamani nell’auditorium degli scavi dal direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, dalla magistrata di sorveglianza, Patrizia Mirra, dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale  Samuele Ciambriello e dal direttore della casa circondariale “Giuseppe Salvia” di Napoli, Carlo Berdini.

Firma protocollo lavori pubblica utilità Pompei_16 ottobre (Credit: Ministero della Giustizia)

All’incontro di presentazione del progetto hanno partecipato il capo dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Giovanni Russo, il direttore generale detenuti e trattamento, Gianfranco De Gesu e la provveditrice regionale dell’Amministrazione penitenziaria Campania, Lucia Castellano.

Le peculiarità di un’iniziativa che si svolge nel parco archeologico di Pompei, dal 1997 patrimonio dell’Umanità Unesco, è stata sottolineata dal Capo Dap che ha definito proprio l’umanità “uno dei temi che devono attraversare l’esecuzione della pena”.

“Ho provato a immaginare una detenzione ottusa fatta solo di privazione di liberà come una coltre di cenere e lapilli proprio come quelle vite sommerse nel 79 d.C a cui l’archeologia restitituisce realtà”, ha evidenziato Russo. Invece, ha continuato, “Facciamo sì che si sentano parte di questo patrimonio dell’Umanità, che riescano a cogliere quanto c’è di unico e straordinario in questo parco. E avviamo un processo per trasformare Pompei in un sito mondiale del recupero sociale”.

Aspetti messi in luce  anche dalla provveditrice Castellano, che ha definito il progetto una “contaminazione tra carcere e territorio che ricalca esperienze precedenti e che consente al detenuto di uscire e aprire la mente alla bellezza”.

Firma protocollo lavori pubblica utilità Pompei_16 ottobre (Credit: Ministero della Giustizia)

La collaborazione tra istituzioni di una stessa società è l’elemento evidenziato dalla magistrata di sorveglianza Patrizia Mirra, che ha ricordato come lavoro e formazione siano “binomi inscindibili che assumono un valore esponenziale, perché offrono nuove motivazioni al detenuto e danno indicazioni ad altri esponenti della società per promuovere iniziative che avvicinino il carcere”.

“L’iniziativa rappresenta un connubio straordinario tra la valorizzazione del patrimonio culturale e il processo e di riabilitazione sociale”, ha commentato il garante Samuele Ciambriello, che ha  messo in luce come “attraverso  il lavoro di cura e di conservazione  di Pompei, i partecipanti imparano a prendersi cura di se stessi e delle proprie comunità, trasformando un passato di errore in un futuro di rinnovamento”.

Gli aspetti etici dell’iniziativa sono stati colti anche dal direttore del parco Zuchtriegel, che ha ribadito l’importanza di “fare rete con tutte le componenti coinvolte, compresi i visitatori del Parco, verso un bene comune.

Il protocollo segue e integra l’esperienza positiva tuttora in corso, che vede il parco archeologico di Pompei già sede di lavori di pubblica utilità per imputati non ancora sottoposti a processo. A loro si aggiungeranno inizialmente , grazie al nuovo accordo, 5 persone in misura alternativa, individuate dall’equipe di osservazione e trattamento della casa circondariale, che valuterà requisiti giuridici, caratteristiche personali e motivazioni dei candidati. Un’intesa esecutiva, prevista a breve, definirà ulteriori dettagli sulla base anche di una prima verifica delle esigenze concrete che potrebbero richiedere,  per essere soddisfatte, un numero ulteriore di detenuti.

Dopo l’approvazione da parte della magistratura di sorveglianza dei programmi proposti dall’equipe, le persone detenute ritenute idonee saranno formate per svolgere gli incarichi a loro assegnati, consistenti perlopiù in attività di manutenzione ordinaria dell’area archeologica e di supporto agli uffici amministrativi.

I lavori di pubblica utilità non prevedono una retribuzione, ma i detenuti coinvolti percepiranno un rimborso spese da un fondo messo a disposizione da Cassa delle Ammende.

“Abbiamo puntato molto sull’aspetto culturale e formativo” – ha spiegato il direttore del carcere di Poggioreale Carlo Berdini che, nel ringraziare i partner, ha ricordato come la copertura assicurativa dei detenuti si debba al contributo del garante regionale.

Come ha ricordato il direttore generale detenuti e trattamento, Gianfranco De Gesu, “sono in essere circa 70 protocolli tra l’Amministrazione penitenziaria ed istituzioni pubbliche e private, che interessano quasi 700 persone detenute“.