Porta Santa a Rebibbia, Nordio: “Rieducare ma anche comprendere”
27 Dicembre 2024
“Questa solenne e commossa cerimonia si inserisce nel progetto del Santo Padre che evita quella che lui stesso definisce ‘cultura dello scarto’. Il detenuto deve essere un soggetto da rieducare, come dispone la Costituzione, ma anche da comprendere nel suo dramma interiore e da aiutare per superare i momenti difficili della privazione della libertà”. Cosi il Ministro della giustizia, Carlo Nordio (v. Il Foglio, Ruggiero Montenegro ‘Il Giubileo a Rebibbia’ 27 dicembre 2024) , al termine dell’evento che, per la prima volta nella storia, ha portato il Giubileo in un istituto di pena. Un unicum quello celebrato da Papa Francesco che, il 26 dicembre, ha aperto qui la seconda Porta Santa.

“Dal punto di vista operativo – ha proseguito il Guardasigilli – insisto nel progetto che porti lo sport e il lavoro nelle carceri, perché sono due momenti essenziali per attenuare le tensioni. Inoltre intendo patrocinare la cultura: in diversi istituti sono presenti piccoli teatri, orchestre e laboratori e stiamo affinando i protocolli per portare nelle carceri attori e artisti, molti dei quali si sono offerti con generosa gratuità. La speranza è quella che il Papa intende come ‘ancoraggio’, che parta da tutti noi, consapevoli della nostra fragilità”.
Alla cerimonia ha partecipato anche Giovanni Russo, capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

Il segno tangibile che Papa Francesco ha voluto dare alle persone detenute è quello dell’attenzione e della speranza: “Ho voluto che la seconda Porta Santa fosse qui, in un carcere – ha dichiarato – e che ognuno di noi, che siamo qui dentro e fuori, avessimo la possibilità di spalancare le porte del cuore e capire che la speranza non delude”.

Il racconto della giornata (Rai 1)