“Presto regole comuni su crimini d’odio e prove elettroniche”

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Nel pomeriggio di oggi si è svolto in videoconferenza il meeting straordinario del Gruppo Vendome, che riunisce i ministri della Giustizia di Italia, Germania, Belgio, Spagna, Francia, Lussemburgo e Paesi Bassi. Il Gruppo, che prende il nome dalla piazza di Parigi dove è avvenuta la prima riunione il 5 novembre 2018, ha come obiettivo la condivisione di strategie e il confronto su problematiche comuni in tema di Giustizia.
Per l’Italia ha partecipato il sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi.

Il confronto di oggi nasce su istanza della Francia, in relazione ai tragici attentati di Nizza e Avignone e in particolare sul ruolo amplificatore dei social network di fenomeni virali pericolosi e dei mezzi per limitarne la diffusione.

“Sono particolarmente orgoglioso che la Francia oggi abbia ringraziato ben due volte l’Italia per il sostegno alle indagini sugli attentati terroristici a Nizza e Avignone – ha dichiarato il sottosegretario Ferraresi a margine dell’incontro – In un mondo sempre più connesso la Rete è diventato il non-luogo in cui direttamente si consumano i crimini, come i discorsi di odio o la propaganda terroristica, e dove viaggiano le prove dei reati consumati nella vita reale”.

“Per individuare i criminali, l’Italia sostiene un più agile accesso alle prove elettroniche transfrontaliere, coinvolgendo maggiormente i ‘prestatori di servizi’, va poi approvato il Regolamento da noi proposto sugli ordini di conservazione e produzione delle prove elettroniche e la nostra Direttiva che obbliga i prestatori di servizi operativi all’interno dell’Unione Europea, alla collaborazione con le autorità inquirenti, indipendentemente dal luogo in cui è stabilita la loro sede” ha chiarito Ferraresi.

Con specifico riferimento alle attività di terrorismo on-line, per l’Italia costituiscono priorità la severa punizione di attività di propaganda terroristica, di istigazione e di addestramento o istruzione al terrorismo mediante strumenti informatici, il costante aggiornamento della black list di siti utilizzati a fini di terrorismo e la rimozione dei contenuti terroristici per ordine dell’Autorità giudiziaria ai prestatori di servizi.

“Reputo essenziale – ha continuato Ferraresi – l’impegno dei ministri della Giustizia nel negoziato che si aprirà a dicembre sul Codice dei servizi digitali proposto dalla Commissione. Al primo posto chiediamo l’adozione di regole comuni in materia di reati d’odio, di hate speech, garantendo l’applicazione delle decisioni nazionali di rimozione dei contenuti illegali in qualunque parte dell’Unione Europea”.

In Italia, dal 2015, è prevista la rimozione dalla Rete dei contenuti illeciti e, in determinate condizioni è imposto il sequestro preventivo dei domini internet. “Non sempre, tuttavia, gli strumenti che abbiamo si rivelano sufficienti a impedire la diffusione dei contenuti illeciti e alla loro rimozione definitiva. Per questo è necessario il ricorso a misure più stringenti nei confronti dei service providers” conclude il sottosegretario.

 

Nella foto di copertina Place Vendôme a Parigi