Processo a Gesù Cristo – L’inizio di una storia

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Il Guardasigilli, illustrando l’infondatezza dei dubbi circa la crocifissione di Gesù, indaga il momento del supplizio e della morte di Cristo.

I quattro evangelisti sono concordi nella descrizione della pena: la flagellazione, la tortura, il patibulum, fissato sulle spalle della vittima, il doversi trascinare fino al luogo dell’esecuzione, dove si viene inchiodati, mani e piedi, alla croce. “Una pena terribile”, “il più crudele e odioso dei supplizi”, sottolinea Nordio, citando le parole di Cicerone.

Il Ministro fa notare come la presenza, nei diversi Vangeli, di dettagli discordanti abbia un “profondissimo valore teologico”, ma “scarsa importanza storica”.  A testimoniare il forte valore simbolico degli eventi descritti dalle fonti è l’efficacia con cui la Passione di Cristo è stata evocata nell’esperienza artistica, nella letteratura, e nel pensiero: “basterebbero i dipinti di Giotto, di Grunwald e di Rembrandt, e le musiche di Bach e di Haydn, per farci intuire la maestà di quella scena tanto atroce quanto edificante”.

Il fatto fondamentale, spiega Carlo Nordio, è che Gesù, pur essendo stato “arrestato e giustiziato per motivi politici”, porta avanti la sua predicazione con altri intenti: “il regno di Dio, o regno dei Cieli, aveva per Gesù una dimensione esclusivamente escatologica e trascendente, e prescindeva da qualsiasi evento eversivo volto a turbare l’ordine costituito”.

La Passione di Cristo costruisce “la più grande rivoluzione religiosa dell’umanità”: Gesù, nel pensiero cristiano, diviene vittima consapevole delle leggi degli uomini, al fine di incarnare “il disegno divino della Redenzione”.  Dal punto di vista storico, “essa rappresenta la cesura tra due ere, e anche il filosofo più materialista e ateo è costretto a convenire che dopo il Calvario nulla è stato come prima”.

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