Produrre mascherine in carcere: l’esempio dell’istituto di Massa

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Rispetto delle regole e lavoro. In questo modo i detenuti del carcere di Massa cercano di offrire il loro contribuito alla collettività nell’azione di contrasto al Coronavirus, proprio in un momento che potrebbe rivelarsi decisivo per il passaggio dalla fase 1 alla fase 2 secondo quelle che saranno le indicazioni che arriveranno dal comitato tecnico-scientifico e dal governo.

Nella casa di reclusione toscana si lavora alla produzione e all’assemblaggio di mascherine. Un’attività certosina che sta coinvolgendo diversi istituti detentivi, non non sfuggendo all’attenzione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che in una recente intervista all’Osservatore Romano ha voluto “ringraziare le donne e gli uomini che in questi giorni dalle carceri inizieranno a produrre 400mila mascherine al giorno”.

Massa, in tal senso, ha risposto presente. Il lavoro prevede un preciso protocollo che comincia con il controllo quotidiano della temperatura dei lavoranti, seguito dalla vestizione e dall’igienizzazione delle mani. Quindi l’attività entra nel vivo: c’è chi si occupa del controllo del materiale, chi del ritaglio per definire i lacci o gli strati per le mascherine. Dopodiché si procede con la cucitura, seguita dall’assemblaggio che porta al controllo finale del prodotto. Quando le mascherine sono pronte, il processo produttivo si conclude con l’imballaggio.

Nel video, la spiegazione dettagliata delle varie fasi di lavorazione.