Rapito il magistrato Sossi. Era il 18 aprile 1974

Il Sostituto procuratore Mario Sossi nella prigione delle Brigate rosse
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Durante gli anni di piombo la possibilità di essere vittime di atti violenti, in quanto servitori dello Stato, era messa in conto da magistrati, appartenenti alle Forze dell’ordine e politici. Quali espressione dell’ordine costituito, erano presi di mira dal terrorismo sia di destra sia di sinistra.

È proprio in questo periodo, per la prima volta, che fu coniato il termine ‘gambizzazione’, forma di attentato intimidatorio, che insieme a ferimento e omicidio riecheggiavano nell’aria, anche se non erano gli unici modi di operare delle sigle terroristiche per arrivare ai loro obiettivi. Il metodo del rapimento, che trovò poi il suo apice nel 1978 con la cattura di Aldo Moro, era una strada per ottenere un riscatto di natura economica o il rilascio di sodali detenuti, oltre che per avere visibilità mediatica.

La risonanza sui media, quel 18 aprile del 1974, le Brigate Rosse la raggiunsero subito. Il rapimento di Mario Sossi, pubblico ministero della procura della Repubblica di Genova nel processo al Gruppo XXII Ottobre, fece subito parlare gli osservatori di “salto di qualità” dell’organizzazione terroristica rispetto alle azioni precedenti. Il sostituto procuratore, nato a Imperia il 6 febbraio 1932, in magistratura dal 1957, fu sequestrato mentre scendeva dall’autobus e tenuto prigioniero per oltre un mese.

Dopo un “processo proletario”, nel quale le Brigate Rosse decisero in un primo momento di ucciderlo, venne liberato in cambio del rilascio di otto componenti del Gruppo XXII Ottobre. Il 23 maggio 1974 Sossi, dopo 35 giorni di prigionia, fu rilasciato e rientrò, da solo, in treno a Genova dal luogo del sequestro, sulle colline di Tortona.