Rebibbia, evento per il Giubileo degli operatori della giustizia
20 Settembre 2025
Sabato 20 settembre, Roma ha ospitato il “Giubileo degli operatori della giustizia”, un evento che ha coinvolto non solo il personale del ministero della Giustizia e i professionisti del settore legale, ma anche università, associazioni di categoria ed enti di volontariato. L’iniziativa ha l’obiettivo di aprire un dialogo trasversale sul concetto di giustizia nella società contemporanea.
L’istituto di Rebibbia Nuovo Complesso è stato uno dei luoghi scelti per un momento di preghiera e di riflessione, dove volontari e detenuti del circuito di media sicurezza hanno avuto l’opportunità di confrontarsi su temi legati alla giustizia e al recupero, in un’atmosfera di solidarietà e di impegno condiviso.
Guidati dai cappellani del carcere don Marco, padre Lucio e don Stefano, i volontari hanno attraversato la Porta Santa della Chiesa dell’istituto romano, inaugurata da Papa Francesco in una delle sue ultime apparizioni il 26 dicembre 2024.
L’associazione Ain Karim, il Gruppo Équipe Notre Dame e la Consacrazione dell’Ordo Virginum hanno partecipato alla celebrazione della Santa Messa con l’accompagnamento dei giovani del coro della Chiesa di Santissima Trinità a Villa Chigi.
Partendo dal significato speciale che Papa Francesco ha voluto dare al Giubileo della Speranza, l’omelia del cappellano è un invito a riconciliarsi e a guardare al futuro con fiducia, soprattutto in contesti difficili come quello detentivo.
Il volontariato è uno strumento di speranza che mitiga le disuguaglianze e guarda all’essere umano nella sua persona, al di là del suo reato. Su questi temi si è sviluppata la riflessione al termine dell’eucarestia, momento in cui i volontari hanno potuto porre domande ai sette detenuti sacrestani sul loro percorso trattamentale e di vita.
I sacrestani di Rebibbia hanno un ruolo particolare che unisce aspetti liturgici e umani: al pari di un’attività lavorativa, assistono materialmente i sacerdoti durante la messa e nella pulizia della cappella, ma soprattutto fanno da ponte tra la comunità detentiva e i cappellani, facendosi portatori delle istanze dei detenuti con maggiori difficoltà economiche ed emotive, distribuendo prodotti igienici o sussidi per le ricariche telefoniche.
I sacrestani si mettono al servizio della comunità carceraria, incoraggiando e dando concreto supporto e conforto ai compagni di detenzione. Questo percorso aumenta il senso di responsabilità e di empatia verso gli altri e si ricollega al principio contenuto nell’art. 27 della Costituzione.
Tra scambi di battute e curiosità, il confronto si è concluso con un invito a considerare le difficoltà concrete di un percorso di reinserimento sociale, evidenziando come l’insufficienza del personale penitenziario e le frequenti difficoltà di collaborazione tra le istituzioni governative ed ecclesiastiche rappresentino ostacoli significativi.
Tuttavia, sono proprio queste occasioni di dialogo con il mondo esterno che offrono un’opportunità preziosa per tutti: operatori, detenuti e società civile si ritrovano ad ascoltarsi reciprocamente e a celebrare la giustizia non solo come istituzione, ma come una vocazione condivisa.
Viola Mancuso